Angiomi

11/08/2010

angioma bigIl bebè nasce con una 'voglia' sulla spalla o sulle labbra?

Non è certamente colpa di una desiderio alimentare della mamma lasciato insoddisfatto durante la gravidanza, ma di fattori congeniti non necessariamente ereditari.

Si chiamano angiomi infantili e sono in realtà delle piccole malformazioni vascolari di natura congenita che si formano verso il 30° giorno di gravidanza; si suppone che la causa della loro formazione sia in una sorta di blocco dello sviluppo dei capillari, che rimangono allo stadio di "grumo", dando origine all'angioma.

E' impossibile scoprire gli angiomi prima della nascita e, nella maggior parte dei casi, anche subito dopo, poiché questi si rivelano durante il primo mese di vita del neonato.

Gli angiomi possono essere di due tipi:

Gli angiomi capillari o piani rappresentano i casi più numerosi, ma non fanno preoccupare perché si tratta di malformazioni che restano in superficie; solitamente si sviluppano sul viso, soprattutto sul naso, intorno agli occhi e sulle guance, più raramente si sviluppano sul tronco e sugli arti.

Gli angiomi cavernosi o profondi sono invece quelli più rari, ma più complicati da gestire, perché restano sotto pelle e si sviluppano in profondità, andando a toccare anche organi importanti.

In linea di massima, gli angiomi si risolvono spontaneamente entro i 7 anni di età; in ogni caso, la regressione comincia dopo il primo anno, quindi è importante aspettare che la cosa si risolva da sola e non stressare il bambino per questo fenomeno.

Gli esami

Di norma, non c'è bisogno di effettuare esami approfonditi, tranne se prescritto dal medico specialista (un angiologo oppure un dermatologo, meglio se tutti e due, magari affiancati da un chirurgo vascolare).

Gli esami che solitamente vengono consigliati per approfondire la questione sono la risonanza magnetica, che non emette raggi dannosi, o l'angiorisonanza che permettono di poter individuare, tramite mezzo di contrasto, la rete di vasi malformati; altro esame rilevante è l'ecodoppler, che abbina la tecnica dell'ecografia a quella del doppler, riuscendo così ad individuare la direzione e la velocità del flusso sanguigno nella zona interessata dall'angioma.

I trattamenti

Posto che, nella maggior parte dei casi, gli angiomi scompaiono senza alcun trattamento, ci sono però delle complicanze che possono rendere l'intervento dell'uomo indispensabile. Si tratta di angiomi che possono aver toccato organi importanti, che possono provocare emorragie, che possono compromettere il buon funzionamento degli organi.

Sono quattro le tecniche più utilizzate al momento:

La compressione non è altro che un bendaggio (solitamente si utilizza quando l'angioma di trova sugli arti, ad esempio) che rallenta il flusso sanguigno di quella zona, accelerando la regressione dell'angioma stesso.

La diatermocoagulazione brucia invece l'angioma tramite un elettrobisturi; lascia qualche cicatrice, per cui è meglio utilizzarlo solo per macchie molto poco estese.

Le iniezioni di cortisone chiudono i vasi interessati, ma presentano numerosi effetti collaterali, tipici della terapia cortisonica.

Infine il laser, che è la terapia più attuale e utilizzata: tra i vari laser, il Dye laser è quello meno dannoso e più costoso.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.