parto naturale

Come avviene il parto naturale

25/11/2016

Come avviene il parto naturale e quali sono le fasi del travaglio? Ho cercato tutte le informazioni utili per affrontare un parto naturale in tutta serenità e consapevolezza, ma la nota comune a tutto ciò che ho letto è che ogni parto è diverso, non si può generalizzare e nemmeno sapere in anticipo quanto durerà il travaglio e se andrà tutto bene.

Per quanto ci siano nella maggior parte dei casi delle ottime premesse per avere un parto naturale è sempre bene avere la consapevolezza che le cose possono non andare come desideriamo e che, anche se alla fine si dovesse far nascere il proprio bambino con un parto cesareo, ciò non toglie nulla al proprio essere madre e sentirsi mamma sin dal rimo momento.

L'importante è che il bambino nasca sano, e che vengano tutelate la salute della mamma e quella del bebè. Affidatevi al vostro medico e all'ostetrica e seguite le loro indicazioni.

Ciò premesso vediamo come funziona un parto naturale, dalle prime contrazioni alle fasi del travaglio, fino al massimo della dilatazione e all'espulsione.

Come avviene il parto naturale

Normalmente il parto è atteso tra la 38a e la 42a settimana di gestazione. Il parto che si verifica prima di questa data è detto prematuro, quello successivo è detto serotino.

Il parto dopo la 42 settimana può comportare alcuni rischi, come una certa macerazione della pelle del bebè causata dalla lunga permanenza nel liquido amniotico, ma soprattutto quelli legati ad un eccessivo accrescimento del feto, per cui quando il travaglio ritarda ciò che si monitora maggiormente è il peso del bambino.

In questi casi il medico può decidere di praticare un'induzione al parto, in genere usando prostaglandine in gel e ossitocina, per provocare l'avvio del travaglio.

Genericamente possiamo distinguere tre fasi nel parto naturale:

  • nella prima fase si verifica l'impegno della testa del feto nel bacino e la dilatazione del collo dell'utero;
  • nella seconda fase si arriva a completa dilatazione del collo dell'utero e l'espulsione del feto;
  • la terza fase va dall'espulsione completa del feto a quella placenta (secondamento).

Se guardiamo al travaglio esiste una divisione in 4 fasi:

  • fase prodromica: l'inizio del travaglio con contrazioni regolari e dolorose;
  • fase dilatante: la fase che porta fino ai 10 cm di dilatazione;
  • fase espulsiva: il bambino esce dal canale del parto anche grazie alla collaborazione attiva della madre;
  • secondamento: espulsione della placenta e membrane dall'utero.

Il travaglio nel parto naturale

Le contrazioni sono sicuramente un segno da non sottovalutare mai se si è giunte quasi al termine, tuttavia è bene sapere che in genere nella prima gravidanza delle piccole e brevi contrazioni sono solo definite preparatorie e non hanno la finalità di spingere il feto fuori, si chiamano contrazioni di Braxton Hicks; invece nelle gravidanze successive in genere le contrazioni segnano l'avvio del travaglio di parto.

A valutare la situazione sarà l'ostetrica che misurerà il grado di preparazione del collo dell'utero che al di fuori dal travaglio è retroposto (cioè è rivolto posteriormente) ed impervio (cioè non è possibile fare un'esplorazione digitale).

Le contrazioni rappresentano un segnale di allarme. All'inizio sono brevi e piuttosto distanziate, poi aumentano di intensità e diventano più regolari: partono, quindi, con un intervallo superiore a 10 minuti, fino a presentarsi poi ogni 2/3 minuti nella fase espulsiva, quando la donna sente la necessità di spingere.

Man mano che il travaglio procede il collo dell'utero tende ad allinearsi con l'asse della vagina ed a dilatarsi sotto la pressione della testa del bambino. Così si forma quel famoso canale del parto attraverso il quale il bambino uscirà.

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La dilatazione nel parto naturale

Con il termine dilatazione si intende l'apertura del canale del parto, cioè di quanto si è appiattita l'asse della vagina al collo dell'utero. Si inizia con 3 cm di dilatazione nelle prime fasi del travaglio per poi arrivare al massimo della dilatazione cioè 10 centimetri. E' solo allora che il bambino potrà uscire perché avrà spazio sufficiente e inizierà la fase espulsiva.

Come esce il bambino?

Per poter affrontare un parto naturale il bambino deve trovarsi in posizione cefalica, cioè la testa deve stare verso il basso in modo da poter impegnare il canale del parto partendo dal capo.

Il piccolo quindi impegna prima la testa che si flette poi inizia una breve discesa che lo aiuta a flettere la testa ancora di più fino a toccare mento e sterno e recuperare spazio utile, dopodiché la testa compie una rotazione interna finendo col rivolgere la faccia verso l'osso sacro. Nell'ultima fase la testa compie un movimento di estensione ed esce.

Dopo aver fatto uscire la testa il feto compie una seconda rotazione che permette di far uscire spalle e poi il resto del corpo.

Qualche volta, in Italia troppe volte!, viene praticata la cosiddetta manovra di Kristeller che consente di facilitare la fase espulsiva del bambino. In cosa consiste? Insieme alla contrazione, il medico spinge con forza sulla pancia della mamma.

Anche l’episiotomia viene fin troppo abusata. E’ un taglio che si fa a livello del perineo quando questo è eccessivamente teso e rischia di strapparsi. Si pratica in anestesia locale quando il bambino sta già uscendo per facilitarne l'espulsione e non provocare strappi o lacerazioni. Dopo che il bimbo è uscito poi vengono messi dei punti, che possono essere dolorosi e che dopo il parto possono dare qualche fastidio.

Parto naturale e dolore

Il dolore nel parto è causato dall'accumulo di acido lattico nella muscolatura uterina; il modo migliore per tollerarlo è una buona respirazione: essa infatti consente di ossigenare i tessuti e di eliminare più rapidamente l'accumulo di acido lattico. Per imparare a fare una corretta respirazione è consigliabile frequentare un corso di preparazione al parto durante il quale vi insegneranno le migliori tecniche di respirazione diaframmatica e di rilassamento.

Se volete un parto naturale con anestesia epidurale informatevi prima se la struttura ospedaliera che avete scelto per partorire garantisce l'assistenza di un anestesista 24 ore su 24.

Infine una curiosità: sapete perché il bambino piange appena esce dalla pancia della mamma?

Il piccolo ha respirato per nove mesi solo attraverso il sangue materno e ovviamente non ha mai usato i suoi polmoni. Quando viene alla luce gli alveoli, cioè delle piccole dilatazioni a livello polmonare che garantiscono lo scambio di ossigeno tra aria e sangue, si riempiono all'improvviso di una grande quantità di aria. Così queste piccole strutture che prima erano chiuse si distendono e ciò spinge il bimbo ad urlare, stavolta è proprio il caso di dirlo, a pieni polmoni!

Parto naturale, video

Ecco un video che spiega dal punto di vista medico come avviene un parto naturale

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.