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Psicologia

L'amico immaginario

E’ piuttosto comune che, tra i quattro e gli otto anni, il bambino si inventi un amico immaginario.

E’ una fase che non deve destare preoccupazioni perché è passeggera e spesso funzionale ai bisogni e al momento di crescita del bambino.

Per il bambino si tratta di una persona in carne ed ossa, con cui poter giocare, parlare, condividere le sue giornate, anche se non c’è dubbio che lui sappia distinguere perfettamente la realtà dalla fantasia.

La cosa non deve preoccupare a meno che, dopo anni, questa amicizia non continui a persistere o non diventi causa di un isolamento sociale e di difficoltà di relazione.

Nella maggior parte dei casi, però, i bambini che per lungo tempo hanno avuto un amico immaginario hanno successivamente sviluppato una normale vista sociale e di relazione. Anzi, alcuni studi hanno evidenziato che coinvolti in giochi complessi o in giochi di ruolo proprio questi bambini risultavano essere più abili, forse grazie alla capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Inoltre questi bambini, una volta cresciuti, hanno più probabilità di essere meno timidi e più comunicativi degli altri.

In genere l’amico immaginario può giocare un ruolo importante nello sviluppo del bambino. Su di lui il piccolo testa una serie di sentimenti, positivi e negativi, che sente crescere dentro di sé e che non sa bene come incanalare e può usare l’amichetto anche per comunicare con i genitori o per evitare di assumersi la responsabilità di marachelle.

Inoltre inventare un amico allena creatività, fantasia e capacità di socializzazione, che gli tornerà estremamente utile quando dovrà relazionarsi con amici veri.

Come comportarsi

L’atteggiamento migliore è una sana indifferenza mista a complicità.

Se l’amichetto viene usato per scaricarsi la responsabilità di marachelle o per tastare il terreno delle vostre reazioni è importante non essere aggressivi con l'amichetto, altrimenti non farete che avallare la sua teoria sulla vostra irascibilità. Invece, bisogna dimostrare una grande pazienza ma essere molto fermi nel contrastare ciò che dice.

No, quindi, a scenate nelle quali lo accusate di inventarsi l'amico o di mentire o di essere sciocco. Sì, invece, ad una posizione netta nell'impedire che vi controlli nelle scelte.

La soluzione migliore è fargli capire che siete presente e che potete aiutarlo se ha bisogno, che non lo aggredirete se commetterà qualche sbaglio.

E’ consigliabile, inoltre, non dare troppo peso all’amico, a ciò che, secondo il bambino, dice o fa. Siate complici come se si trattasse di un gioco che condividete con lui ma senza dargli eccessiva importanza. Al tempo stesso è bene non ridicolizzarlo per questa sua fantasia.

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