Musica e bambini

04/11/2013

studiare musica bigL’universo sonoro del bambino si arricchisce sin dalla vita nella pancia della mamma. Il battito del cuore, la sua voce, il respiro sono elementi che suonano una melodia rassicurante e perfetta.

Quando viene alla luce la musica rappresenta ancora un’occasione per divertirsi, rilassarsi, sognare, riflettere. La più classica delle ninne nanne, cantata con voce sommessa, quasi sussurrata, e accompagnata dalla coccola, e dal movimento del cullare tra le braccia in un’unione amorosa tra mamma e bambino, favorisce la tranquillità e il sonno.

E la famosissima teoria dell’Effetto Mozart indica l’idea che se i bambini o addirittura i neonati ascoltano la musica di Mozart, diventano più intelligenti.
Uno studio recentemente apparso sul Journal of Neuroscience e condotto su 44 persone tra i 55 ei 76 anni ha scoperto che chi aveva studiato musica negli anni dell’infanzia aveva una maggiore predisposizione a rispondere ai suoni e un minore rischio di andare incontro ad un declino uditivo nella vecchiaia.

Quando il bambino si fa più grande le canzoncine dell’infanzia costituiscono un patrimonio che resisterà nella memoria per sempre. E la musica può anche aiutare ad affrontare il dolore: uno studio ha scoperto che la musica è un 'potente distruttore' cioè i bambini che avevano dovuto sopportare una flebo o una pratica ospedaliera simile, grazie all’ascolto della musica ne erano usciti molto meno stressati.

Crescendo, poi, il piccolo può esprimere una vera e propria passione per la musica così da semplice ascoltatotore inizia l'apprendimento dell’utilizzo di uno strumento musicale. Passione che può durare oppure rivelarsi effimera. Come fare se dopo qualche settimana di lezioni il bambino dice che ha cambiato idea e non vuole continuare?

Intraprendere una battaglia per imporgli di continuare è pressoché inutile, mentre può rivelarsi vincente cercare di motivarli. Innanzitutto la prima cosa da fare è ascoltarli e capire perché non hanno più voglia di continuare a coltivare quella che sembrava essere una grande passione: forse sono timidi e insicuri nell’imparare qualcosa di nuovo o forse fanno una fatica maggiore ad imparare rispetto a ciò che pensavano all’inizio. O forse la musica è diventata un ennesimo impegno che ha fatto diminuire ulteriormente il tempo libero a disposizione per stare con gli amici e giocare.

Dopo aver parlato bene con vostro figlio, è utile anche fare una breve chiacchierata con il maestro di musica e fatevi dare un’opinione onesta sull’impegno che il bambino mette durante la lezione e sul talento reale che ha verso lo strumento che sta studiando. Cercate inoltre di capire se il metodo di insegnamento utilizzato è adatto allo stile di apprendimento e alla personalità del vostro bambino e valutate se non sia il caso di modificarlo, per esempio facendo qualche lezione privata che metta il bambino maggiormente a suo agio nei confronti del maestro e dello strumento che suona.

E’ importante anche tenere in considerazione il ruolo che il gioco deve avere in qualsiasi fase dell’apprendimento.

Spesso, soprattutto quando di tratta di aiutare i bambini a sviluppare il talento - nello sport come nella musica - i genitori tendono a mettere le proprie aspirazioni davanti alle esigenze dei bambini, che si sentono caricati di aspettative eccessive per la loro età, contribuendo a creare stress intorno situazioni che possono essere gestite con maggior serenità.

Incoraggiarli è fondamentale, cosi come fargli sentire che i genitori sono partecipi anche 'affettivamente' dei loro risultati e dei loro miglioramenti. Ma ricordate sempre che i bambini sono bambini.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.