mamma multitasking

Mamma multitasking

29/06/2017

Spesso si crede che 'non ho mai tempo' sia una scusa che le mamme pigre utilizzano per giustificare la mancata remise en forme post gravidanza. Inutile dire che solo chi è mamma può sapere quanto in realtà la giornata sia lunga e faticosa e quanti pochi minuti, nel senso letterale della parola, una donna abbia a disposizione per se stessa dal momento stesso in cui da alla luce un bambino. Eppure proprio quando diventiamo mamme ci rendiamo conto di quante energia siamo capaci di tirare fuori, di quante abilità riusciamo ad affinare ed ottimizzare al meglio. E non c'è da stupirsi quando leggiamo della mamma multitasking.

La capacità di essere multitasking - cioè di fare più cose contemporaneamente - è decisamente femminile, ma non sempre si rivela un vantaggio. Almeno non dal punto di vista della salute.

Uno studio pubblicato dall'American Sociological Review ha scoperto che le mamme che lavorano trascorrono circa dieci ore in più impegnate in attività multitasking rispetto ai padri lavoratori. Impegni e compiti da rispettare: la giornata delle mamme lavoratrici passa in un equilibrio da funambolo cercando di fare più cose allo stesso momento, possibilmente bene e velocemente.

Il risultato è che se per i padri fare più cose contemporaneamente può essere un’esperienza positiva, per le mamme si traduce spesso in stress, ansia ed emozioni negative che si ripercuotono anche sul fisico.

Shira Offer della Bar-Ilan University, autrice dello studio, ha spiegato che ''l'impegno dei padri nei lavori domestici e nella cura dei figli dovrebbe aumentare”

I cambiamenti che si verificano nel corpo della donna durante la gravidanza, soprattutto quelli ormonali, permangono anche dopo il parto cambiando in modo indelebile l’organismo della donna. Lo ha scoperto Liisa Galea dell'università della British Columbia che ha condotto una ricerca in proposito arrivando alla conclusione che l’ondata di estrogeni che si verifica durante la gravidanza influenza le aree chiave del sistema nervoso centrale.

Lo studio ha analizzato gli effetti degli ormoni sui topi più anziani: in particolare è emerso che gli effetti dell’estrone, un tipo di estrogeno presente soprattutto nelle donne più anziane, variavano in base al fatto che i topi femmina avessero avuto figli oppure no. Una terapia ormonale sostituiva sulle femmine di mezza età che avevano avuto figli ha, infatti, influito negativamente sulle capacità di apprendimento mentre le hanno migliorate nelle femmine che avevano avuto figli.

Secondo gli scienziati queste evidenze possono essere applicate anche alle donne: i cambiamenti ormonali che si verificano nei livelli di estrogeni durante la gravidanza modificano l’equilibrio di questi ormoni per il resto della vita ed è un dato importante, che va tenuto presente quando una si valuta una terapia ormonale sostituiva dopo la menopausa, suggeriscono gli autori.

In altre parole la maternità apporterebbe dei benefici alle funzioni cognitive grazie proprio all'azione degli estrogeni che favoriscono la ricrescita delle cellule nervose nell'ippocampo, la zona del cervello dove risiedono memoria e capacità di orientamento.

Come viene vissuta la gravidanza in azienda? Dipendenti e datori di lavoro ritengono che la maternità influisca sulla produttività delle mamme lavoratrici oppure no?

Per rispondere a queste domande e fotografare i pregiudizi e le opinioni che riguardano l’idea della maternità in ambito azienda l’Università La Sapienza di Roma ha condotto un’indagine su circa 4mila persone dipendenti di aziende private.

Questi i risultati: il 90% degli intervistati (costituito per il 46% da donne, di cui il 78% con figli, e per il 54% da uomini, di cui l’81% con figli e per il 94,4% di età compresa tra i 35 e 55 anni) ritiene che la maternità non comprometta la produttività della donna a lavoro e solo il 16% ritiene che la donna sia fisicamente limitata nello svolgimento delle sue mansioni; l’87% dichiara di non aver percepito una riduzione dell’efficienza e delle capacità sul lavoro.

Dati confortanti, dunque, che si scontrano con le difficoltà che le donne e mamme lavoratrici incontrano tutti i giorni e con le difficoltà sul piano personale: il 78% degli intervistati, infatti, ritiene che la maternità rappresenti un limite alla carriera della donna e il 49% che non sia conciliabile con la carriera quando il contesto è particolarmente competitivo.

E questi dati riflettono la realtà: come spiega Donatella Caserta, professore ordinario di Ginecologia ed Ostetricia alla Sapienza Università di Roma, le donne fanno figli sempre più tardi proprio per paura di vedersi limitare le possibilità di carriera e di “essere segregata ad anello debole della catena produttiva al suo rientro”.

E infatti la percentuale di donne ancora occupate dopo il primo figlio è del 59%, contro il 74% delle donne tedesche e l’81% delle donne svedesi.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.