celiachia nei bambini

Celiachia nei bambini

03/05/2017

Le diagnosi di celiachia sono significativamente aumentate negli ultimi anni: in pochi anni il numero di nuovi casi è quasi raddoppiato toccando quota 135mila, con un aumento del 10% all’anno negli ultimi 5 anni. Vediamo di capire come si manifesta la celiachia nei bambini e come si deve intervenire con un'alimentazione senza glutine.

Secondo gli esperti si è verificato anche un aumento esponenziale della quantità di cereali assunta dalla popolazione mondiale, oltre che una maggiore presenza di glutine nei cereali di oggi rispetto a quelli del passato.

La celiachia è un difetto del sistema immunitario che colpisce un italiano su cento e che rende intollerabile l’assunzione del glutine, una sostanza proteica contenuta in cereali e grano. Nei soggetti celiaci la gliadina, la componente proteica del glutine, provoca una reazione spropositata del sistema immunitario (proprio come un’allergia).

In altre parole il glutine infiamma e danneggia le pareti della mucosa intestinale e rende impossibile l’assorbimento degli alimenti. Per questo un bambino celiaco appare denutrito, ha la pancia gonfia e si muove poco.

I sintomi della celiachia possono essere spesso sottovalutati e non presi in considerazione adeguatamente:

Secondo l'Associazione Italiana Celiachia (AIC) esistono diverse forme di celiachia:

La celiachia può avere una componente ereditaria, quindi se ci sono casi in famiglia è bene prestare particolare attenzione all’insorgenza dei sintomi.

Antti Saari dell’università finlandese di Kuopio ha condotto un ampio studio su migliaia di bambini e ha concluso che nel 57% delle femmine e nel 48% dei maschi la crescita risultava essere anomala già due anni prima della diagnosi di celiachia. Per questo è importante monitorare attentamente la crescita per peso ed altezza del bambino e confrontare questi dati con quelli relativi alla media.

Tuttavia anche i bambini in sovrappeso possono essere celiaci, a differenza di quanto immaginiamo comunemente. Uno studio condotto da La Sapienza di Roma su 1500 bambini e ragazzi tra i due e i 24 anni in sovrappeso e pubblicato sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition ha infatti dimostrato che l’1% era celiaco, la stessa percentuale che si riscontra nella popolazione generale.

I ricercatori hanno eseguito dei test per gli anticorpi anti-transglutaminasi, che vengono ricercati per diagnosticare la celiachia, e nei casi che lo richiedevano hanno anche effettuato una biopsia intestinale.

Il risultato ha sorpreso gli studiosi: al contrario di quanto si pensa, che la celiachia si manifesti soprattutto con dimagrimento e ritardo nella crescita, anche le persone in sovrappeso possono soffrire di questa malattia.

Raffaella Nenna, principale autrice dello studio, spiega che una dieta gluten free e un regime nutrizionale monitorato (necessario perché spesso la privazione del glutine viene compensata con un maggiore consumo di zuccheri e grassi) possono favorire sia la normalizzazione del peso che la riduzione dei sintomi.

I ricercatori, quindi, elencano dei nuovi campanelli d’allarme che possono indicare una celiachia: non solo un peso eccessivo, ma anche irritabilità, stanchezza, difficoltà nel mantenere l’attenzione, anemia, carenza di ferro e familiarità con la celiachia. In presenza di questa sintomatologia è consigliabile sottoporre il bambino ad esami approfonditi.

sintomi della celiachia

Generalmente si consiglia di non introdurre il glutine nella dieta del bambino prima dei sei mesi di vita. Fino a quel momento l’intestino non è ancora pronto e si corre il rischio di favorire la comparsa dei sintomi della celiachia.

Tuttavia nemmeno aspettare troppo tempo offre un beneficio, infatti se il bambino è celiaco è importante fare una diagnosi tempestiva per affrontare il problema in maniera adeguata ed evitare l’insorgenza di pericolosi disturbi collegati alla celiachia (come diabete, malattie autoimmuni, disturbi della tiroide e altri).

E' ormai prassi comune nei più recenti schemi per lo svezzamento introdurre gradualmente il glutine sin dai primi mesi, tuttavia è sempre importante seguire le indicaizoni che vi fornisce il pediatra di fiducia.

E’ spesso difficile diagnosticare la celiachia perché nella gran parte dei casi i genitori e gli stessi medici non riescono a mettere ordine nei sintomi del bambino e prima di arrivare alla diagnosi possono passare anche anni.

La patologia si manifesta, in molti casi, con sintomi che possono essere di vario genere e spesso confusi e, se non diagnosticata, può essere responsabile di fratture spontanee ripetute in uomini e donne, aborti spontanei ripetuti, infertilità, disturbi della gravidanza, carenza di ferro o anemia, fino a complicanze drammatiche tra cui il linfoma intestinale. In media una persona, in Italia, impiega circa sei anni per arrivare alla diagnosi sicura della celiachia. E siccome l'unico modo per curare questa intolleranza al glutine è quello di eliminare il glutine dalla propria dieta, si comprende chiaramente come sei anni siano davvero tanti.

La diagnosi di celiachia si effettua eseguendo un test del sangue alla ricerca degli anticorpi anti-gliadina (AGA), anti-endomisio (EMA) e anticorpi anti-transglutaminasi (Ac anti-tTG) e successivamente eseguendo una biopsia intestinale.

Diagnosticare tempestivamente la celiachia è molto importante perché il bambino deve imparare a gestire la propria vita “senza glutine”.

Non esiste, infatti, una cura per la celiachia: l’unico modo per affrontarla è modificare per sempre le abitudini alimentari. Esistono in commercio numerosi prodotti “gluten-free” e si possono sostituire i cereali con altre fonti di amido come patate, riso, mais, tapioca, il grano saraceno ma anche con alternative più “esotiche” come la quinoa una pianta sudamericana ricchissima di proteine vegetali, l’amaranto e il sorgo, due cereali noti sin dall’antichità.

Sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia è possibile trovare un elenco degli alimenti che contengono glutine e molte altre informazioni utili.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.