gravidanza a rischio

Gravidanza a rischio

03/12/2016

La gravidanza e i cambiamenti che porta con sé sono dei processi, nella maggior parte dei casi, totalmente naturali che seguono un decorso ben preciso. Di solito, al termine dei nove mesi la donna entra in travaglio, dà alla luce il suo bambino e dopo un paio di giorni torna a casa pronta per iniziare la sua nuova vita. Non tutte le gravidanze però filano liscio: in alcuni casi si può parlare di vere e proprie gravidanze a rischio, che si verificano quando esistono complicazioni che potrebbero potenzialmente avere ripercussioni sulla madre, sul bambino o su entrambi.

Queste gravidanze richiedono maggiore attenzione da parte della futura mamma e dal ginecologo che la segue.

Le ragioni per le quali una gravidanza può essere considerata a rischio sono:

Uno dei fattori di rischio più comuni per una gravidanza difficile è l'età della madre - siano esse eccessivamente giovani (meno di 17 anni) o di mezza età (oltre i 35 anni). Inoltre, il rischio di aborto spontaneo e di difetti genetici aumenta ulteriormente dopo i 40 anni.

Tante sono le patologie che possono compromettere il buon esito della gravidanza: problemi a carico dell’apparato respiratorio, renale (pielite e pielonefrite), cardiaco (pressione alta), gastrointestinale (Morbo di Chron, colestasi), diabete, malattie autoimmuni, malattie sessualmente trasmissibili (MST), o infezioni da virus HIV o da citomegalovirus che possono presentare rischi per la madre e/o il suo bambino.

Ulteriori fattori di rischio possono essere: precedenti gravidanze interrotte per aborto spontaneo o malattie genetiche presenti in famiglia. In presenza di queste condizioni, è importante consultare il proprio medico prima di intraprendere una gravidanza. Il medico può infatti prescrivere esami e farmaci dedicati e consigliare le future mamme in merito alle precauzioni che è necessario prendere per scongiurare i rischi.

Condizioni mediche che si verificano durante la gravidanza

Anche se si è in buona salute al momento della fecondazione, potrebbero svilupparsi alcune complicazioni durante la gestazione che è importante siano diagnosticati precocemente e seguiti con attenzione.

Alle donne incinta, infatti, si consiglia di non mangiare alimenti crudi (insalata e carne) per evitare infezioni da toxoplasmosi e salmonella.

Anche se è difficile, al giorno d’oggi, che gli adulti contraggano la varicella, nella delicata fase della gravidanza è importante evitare qualsiasi forma di contagio: innocua in fase pediatrica, la varicella comporta notevoli rischi sia per la donna incinta che per il feto.

A gravidanza iniziata possono, poi, insorgere delle 'complicanzioni' non prevedibili.

Chaimata anche gestosi è una sindrome che si presenta con pressione alta, presenza di proteine nelle urine e gonfiore. Se non trattata può rivelarsi pericolosa, addirittura fatale, per la madre o il bambino. Al contrario una corretta gestione farmacologica consente alla maggior parte delle donne di concludere la gravidanza dando alla luce bambini sani.

E' un tipo di diabete che si sviluppa durante la gravidanza. Le donne che ne sono affette possono condurre una gravidanza serena e non compromettono la salute del bambino se seguono le indicazioni terapeutiche consigliate dal ginecologo. Di solito il diabete si risolve con il parto, pur tuttavia rimane alta la percentuale, per queste donne, di sviluppare il diabete di tipo 2.

Non c’è modo di sapere se una gravidanza si concluderà o meno con un parto prematuro, ma precedenti aborti, cervice accorciata e alcuni tipi di infezioni, sono da considerare fattori di rischio.

Le gravidanze gemellari sono più comuni in seguito di trattamenti per la fertilità, provocano spesso parti prematuri, diabete gestazionale e l'ipertensione indotta dalla gravidanza.

Placenta previa

Può capitare che la placenta si impianta vicino al collo dell'utero provocando sanguinamenti e contrazioni. In questi casi viene consigliato l'assoluto riposo e spesso la gravidanza si conclude con un parto cesareo al fine di evitare 'sofferenza fetale'.

Problemi fetali legati allo sviluppo e alla crescita del bambino

A volte ci può essere una storia familiare di problemi fetali, ma altre volte questi problemi sono del tutto inaspettati. Le malformazioni fetali rappresentano certamente un motivo serio per seguire con particolare attenzione l’andamento della gravidanza.

Anomalie cromosomiche

Da due soggetti ‘geneticamente sani’ possono dare atto al momento della fecondazione, a incompatibilità cromosomiche che determinano delle sindromi. Le malattie cromosomiche sono migliaia e non è possibile analizzarle tutte e nonostante esistano sofisticati test da effettuarsi in fase prenatale, a volte può accadere che un bambino nasca con una patologia non diagnosticata.
Le sindromi più frequenti alla nascita determinate da anomalie cromosomiche sono:

L’igroma cistico

In seguito un’alterazione del sistema linfatico, dietro la nuca del feto di forma una ciste liquida che può raggiungere dimensioni notevoli e determinare gravi malformazioni al feto o addirittura la morte dello stesso. Ancora non si conoscono le cause che determinano la comparsa di questa ristagno di liquidi, ma è accertato che una donna a cui è stato diagnosticata una gravidanza con igroma cistico, successivamente può avere altre gravidanze ‘sane’.

Distacco della placenta

Quando la placenta si distacca, in modo parziale o completo, dall’utero accade che il feto rimane senza ossigeno e cibo causando problemi di crescita del bambino. A volte può accadere che se il distacco è minimo non viene notato e quindi il bambino rischia di nascere prematuro o addirittura morto.

Anche se la storia clinica della mamma non fa pensare alla possibilità di vivere una gravidanza a rischio, è importante prevenire l’insorgere di alcune problematiche perciò è bene farsi precocemente visitare dal ginecologo quando si scopre di essere in attesa e seguire alcune preziose indicazioni:

Nel corso della gravidanza non vanno mai sottovalutate eventuali perdite di sangue, nei primi giorni dopo il concepimento lievi perdite possono essere legate all'impianto dell'embrione nell'utero ma anche ad una minaccia di aborto spontaneo, nei mesi cuccessivi poi bisogna avvertire ogni il medico in caso di:

Normalmente se la gravidanza procede tranquillamente la donna che lavora può continuare a farlo fino all'ottavo mese di gravidanza, prendendo il congedo di maternità astenendosi dal lavoro due mesi prima del parto e tre mesi dopo, addirittura se il medico non lo ritene un rischio e ci si sente bene si può lavorare fino al nono mese e stare a casa un mese prima del parto e i 3 mesi successivi. Ma in caso di complicanze o di lavori che possono rappresentare un rischio per la gravidanza si può chiedere la maternità anticipata, bisogna rivolgersi all'INPS per fare domanda.

Vi rimando a questo link dell'INPS per tutte le informazioni

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.