metodi per far dormire i bambini

Metodi per far dormire i bambini

18/04/2017

I bambini amano le regole. Per loro è molto importante sapere che tutto accadrà seguendo sempre la stessa logica e che certi riti si ripetono, immutati, giorno dopo giorno: permette loro di anticipare ciò che accadrà e di prepararsi al momento. I  bambini sono per antonomasia degli abitudinari, dei conservatori e non amano essere colti di sorpresa o dover cambiare le loro abitudini. Questa teoria generale è estremamente importante soprattutto quando si parla del sonno e delle buona abitudine al sonno e spesso sta alla base dei più utilizzati metodi per far dormire i bambini.

I bambini devono imparare a distinguere il giorno dalla notte: durante il giorno vanno messi a dormire nella carrozzina in un luogo tranquillo ma non buio e non silenzioso, si può lasciare un po’ la persiana aperta e la porta della camera aperta in modo che durante il pisolino egli avverta i rumori delle normali attività quotidiane che avvengono in casa.

La sera, un’ora prima di dormire, tutta la casa si spegne lentamente: i rumori si attutiscono, le luci diventano più fioche e le attività eccitanti e agitate cedono il passo ad attività più tranquille e silenziose. Un’ora prima di andare a dormire ha inizio un vero e proprio ''rito della buonanotte'.

La sequenza delle azioni deve essere sempre la stessa: bagnetto, cena, nanna. Dopo il bagnetto, il piccolo riceve la sua poppata serale e poi fa un giretto per la casa in braccio alla mamma o al papà per dare la buonanotte a tutti gli oggetti e i luoghi che hanno riempito la sua giornata: buonanotte orsetto di peluche, buonanotte stanza della pappa, buonanotte quadretti. Infine con grande delicatezza e con un bacetto viene deposto nella sua culletta e messo a dormire. La mamma può anche inventare un piccolo mantra della buonanotte “Buonanotte cucciolo mio, buonanotte tesoro di mamma”. A questo punto la mamma spegne la luce e lascia la stanza.

Dormire è importante, sia per il bambino che per i genitori. Spesso, però il bambino di poche settimane stenta a abituarsi a dormire e mette a dura prova la sua serenità e quella dei suoi genitori.

Ma quali sono gli errori più comuni in materia di nanna che sarebbe meglio evitare?

Numerose sono le teorie formulate da illustri studiosi che hanno tentato, e tentano tuttora, di aiutare i genitori ad abituare i bambini al sonno:

La teoria formulata dallo studioso Richard Ferber (e ripresa recentemente da Eduard Estivill) parte dal presupposto che il bambino deve imparare ad addormentarsi e riaddormentarsi da solo.

Per questo, quando è il momento di dormire, il bambino, anche se ha pochi mesi, va messo nel lettino e lasciato solo. Non vanno utilizzati metodi per favorire la nanna: non va cullato, dondolato in carrozzina, addormentato in braccio.

Nulla di tutto ciò: al bambino va insegnato a dormire, va sistemato nel suo lettino con qualche oggetto per lui rassicurante (va bene anche il ciuccio) e va lasciato solo. Se piange, la mamma aspetta due minuti prima di entrare nella camera, rassicurarlo e carezzarlo, senza alzarlo dal lettino, e poi deve lasciare la stanza. Se il piccolo piange nuovamente, la mamma aspetta tre minuti e ripete la stessa operazione e via così, aumentando sempre di più il numero di minuti che si aspetta prima di entrare.

Per applicare questo metodo ci vuole molta fermezza e lucidità (due minuti possono essere davvero molto lunghi se il bambino piange disperato nella sua stanza) e anche parecchia coerenza: se si intraprende questa strada è bene non tornare indietro ma mantenere con fermezza ciò che ci si è prefissati. Ferber assicura che in capo a qualche giorno il bambino dormirà da solo nella sua stanza.

E' il metodo che ho applicato io dopo aver letto "Il linguaggio segreto dei neonati", una lettura che consiglio a tutte le donne che stanno aspettando un bimbo o sono appena diventate mamme.

Tracy Hogg aveva una sua teoria molto precisa: la giornata di un neonato va organizzata seguendo quattro fasi che si ripetono continuamente, Eat, Activity, Sleep e You (EASY). Il bambino mangia, poi fa un po’ di attività (gioca), poi dorme e infine viene il momento in cui la mamma si dedica a se stessa.

Organizzando la giornata in questo modo il bambino imparerà ad avere delle proprie abitudini e ad assecondarle con serenità.

La Hogg, inoltre, distingue tre fasi che caratterizzano il sonno dei bambini:

Se il bambino si sveglia la mamma lo rassicura, può anche alzarlo dal lettino, ma senza cullarlo, deve solo tranquillizzarlo e, non appena si è calmato, lo deve rimettere immediatamente nel lettino.

Anche la Hogg, infatti, è convinta che al bambino vada insegnato ad addormentarsi da solo, quindi va bene consolarlo se piange, ma non appena è tranquillo va rimesso nel letto.

Secondo William Sears il co-sleeping (cioè il dormire insieme figlio e genitori) aiuta a creare e a mantenere solido il legame tra genitori e figlio: intorno ai due o tre anni sarà il bambino stesso a mostrare l’esigenza di avere i suoi spazi e a voler dormire nel suo letto.

La teoria è affascinante - sia nel mondo animale che in quello tribale, i bambini dormono in compagnia dei genitori, e a volte di un’intera comunità - ma se si opta per questa scelta bisogna tener presente che accogliere il bambino nel lettone significa accettarlo per tutto il tempo che sentirà di aver bisogno di dormire con i genitori.

La scelta del co-sleeping spetta a entrambi i genitori che devono prenderla con serenità e consapevolezza, sapendo che poi non potranno facilmente tornare indietro quando lo vorranno loro, ma dovranno rispettare le esigenze del bambino che non si staccherà dal lettone  'a comando'.

Inoltre bisogna tutelare la salute del bambino: recenti studi, infatti, hanno evidenziato che dormire nel letto insieme ai genitori può aumentare i rischi di morte in culla e di soffocamento. Per questo, se si opta per il co-sleeping è consigliabile sistemare il letto contro una parete e far dormire il bambino tra il muro (opportunamente 'ammortizzato' con dei paracolpi o dei tessuti) e un genitore.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.