Placenta previa: cos'è?

06/02/2015

placenta previa bigSi parla di placenta previa quando la placenta, che nutre il bambino, copre parzialmente o totalmente l’apertura della cervice della madre, cioè la parte inferiore dell’utero che si collega alla parte superiore della vagina. Si tratta di una vera e propria emergenza che si può presentare durante il terzo trimestre di gravidanza e che può creare non pochi problemi durante il parto e spesso richiede che si intervenga con un cesareo in modo da far venire al mondo il bambino in totale sicurezza.

Un dei sintomi principali della placenta previa è il sanguinamento vaginale non doloroso. Può essere un sanguinamento leggero o copioso che normalmente si arresta da solo ma spesso si ripresenta nuovamente dopo qualche giorno o qualche settimana. In alcuni casi, le future mamme riferiscono anche di aver avuto le contrazioni durante il sanguinamento. In presenza di queste perdite di sangue è, ovviamente, opportuno contattare il proprio medico o in caso di emorragia forte recarsi al pronto soccorso.

E’ durante il secondo trimestre di gravidanza che la placenta previa viene solitamente diagnosticata attraverso una normale ecografia, in alcuni casi combinata ad un’ecografia transvaginale.

Nelle settimane precedenti al parto la placenta può comunque risalire e posizionarsi correttamente, perciò le donne alle quali questo problema viene diagnosticato saranno sottoposte a controlli più frequenti proprio per capire se la situazione si sta normalizzando da sola, cosa che peraltro accade non di rado. I controlli periodici serviranno inoltre ad evitare serie complicazioni che vanno dal parto pretermine a rischi legati alla salute della madre anche nelle prime ore successive al parto.

Le pazienti maggiormente a rischio di gravidanza con placenta previa, hanno spesso presentato uno o più dei seguenti fattori di rischio:

Il trattamento che il medico prescriverà dipenderà da fattori diversi come la quantità di sanguinamento e la sua durata, dalla settimana di gravidanza in cui si trova, dallo stato di salute della mamma e del bambino.

Normalmente la madre viene messa a riposo e nei casi più gravi le viene richiesto di terminare il restante periodo di gestazione a letto per evitare un parto pretermine. Ovviamente vengono vietate le attività sportive e anche l’attività sessuale che potrebbe innescare il sanguinamento.

Se ci si trova invece in presenza di emorragie gravi, la futura mamma potrebbe essere ricoverata in ospedale, potrebbe dover ricevere trasfusioni di sangue e potrebbe assumere farmaci il cui scopo è prevenire il parto prematuro.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.