videogiochi

Videogiochi

16/08/2010

I bambini adorano i videogiochi. Sono un elemento fondamentale del loro mondo e non si può eliminarli completamente senza rischiare di aprire un conflitto difficile da sedare.

Demonizzare i videogiochi, perciò è assolutamente controproducente, è meglio disciplinarne l’utilizzo con semplici regole condivise anche con i bambini.

D’altronde alcuni studi non hanno nascosto le potenzialità positive dei videogiochi: lo sviluppo delle capacità senso-motorie, la possibilità di prendere decisioni rapide in breve tempo per raggiungere un obiettivo o imparare a gestire e controllare le emozioni e le sensazioni sono tutte capacità che il bambino può affinare giocando.

E’ tuttavia certo che abusare dei videogiochi può provocare numerosi problemi: i ragazzi rischiano di diventare dipendenti dal loro videogioco e di costruirsi una realtà virtuale, tendono spesso a distaccarsi dalla vita vera e a ridurre sensibilmente i rapporti sociali con gli altri.

Dipendenza e asocialità, ma anche assimilazione di modelli comportamentali sbagliati sono i principali rischi a livello psicologico. Ma i danni possono essere anche neurologici: molti casi di assenza e convulsioni sono stati attribuiti all’utilizzo senza limiti di videogiochi, anche se molti esperti sottolineano che i soggetti più a rischio sono i bambini affetti da epilessia fotosensitiva, un disturbo che rende i soggetti particolarmente sensibili ai forti contrasti tra i colori chiari e quelli scuri; il cervello non riesce a tollerare i forti sbalzi di luminosità presenti nei videogiochi.

Come si può ottenere dal videogioco il massimo vantaggio al minimo rischio?

Innanzitutto è importante scegliere insieme al bambino il tipo di videogioco da acquistare. Troppo spesso i piccoli sono soli nella scelta del prodotto e portano a casa videogiochi a contenuto violento, decisamente poco adatti alla loro età.

Uno studio Iowa State University ha dimostrato che un utilizzo frequente e abituale di videogiochi ad alto tasso di violenza rende i bambini più aggressivi e meno empatici.

Per questo è importante scegliere un gioco adatto che stimoli capacità di reazione, di movimento, di attenzione ai particolari e allenamento mentale ma che non contenga scene di gratuita violenza che i bambini non hanno la capacità di filtrare o interpretare obiettivamente.

In tal senso può essere utile far riferimento al metodo di classificazione PEGI (Pan European Game Information) che indicano l’età minima per giocare ad un determinato videogioco in base ad alcuni criteri: linguaggio scurrile, discriminazione, droghe, paura, gioco d’azzardo, sesso, violenza, possibilità di giocare online. La classificazione PEGI non offre una valutazione del grado di difficoltà del gioco.

Inoltre è importante mettere un limite alle ore passate a giocare. Un videogioco può essere una delle tante e diverse attività di svago che arricchiscono la giornata ma non l’unica. Fissare insieme ai bambini un orario in cui si può giocare è importante perché anche il piccolo condivida la scelta e quando sta per avvicinarsi la scadenza del tempo stabilito (ad esempio un’ora) è preferibile avvertire il bambino che avrà modo di finire la partita o farlo abituare all’idea che deve abbandonare il gioco.

Insomma, giocare ai videogiochi può rappresentare un divertente modo per trascorrere una piacevole serata in famiglia. Scegliere i giochi sportivi o quelli cosidetti 'attivi', cioè che prevedono una serie di movimenti fisici possono anche essere uno stimolo a bruciare calorie in eccesso. Quindi, via libera ai videogiochi, purché vengano usati nel contesto di una giornata ricca di altri svaghi e impegni e purché non siano violenti, ma impegnino cervello e muscoli!

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.