Enuresi

16/08/2010

fare pip c ac a letto enuresi bigL’enuresi colpisce circa il 27% dei bambini di 4 anni, il 15% dei piccoli con 5-6 anni, il 6% dei bambini che hanno raggiunto i 6 anni e via così, con un’incidenza sempre minore.

Il disturbo viene classificato in:

  • enuresi primaria, che interessa l’85% dei bambini con più di 5 anni che bagnano il letto senza aver mai acquisito il controllo della minzione notturna
  • enuresi secondaria (che interessa il 13% dei casi) quando il bambino dopo i 5 anni ricomincia a bagnare il letto dopo un periodo di almeno sei mesi nei quali ha avuto il controllo della minzione notturna

L’International Childrens’ Continence Society ha recentemente coniato una nuova definizione relativa all’enuresi: 'incontinenza notturna intermittente', che va sempre distinta in:

  • enuresi monosintomatica riferita ai piccoli che bagnano il letto durante il sonno una sola volta per notte il che indica che non sono affetti da altri disturbi della vescica;
  • enuresi non-monosintomatica riferita, invece, ai piccoli bagnano il letto più volte durante il sonno e sono probabilmente affetti da qualche disturbo come una infezione urinaria, diabete mellito, malformazioni di organi dell’apparato urinario, epilessia.

Le cause

Un ritardo nello sviluppo della vescica e dello sfintere vescicale (un piccolo muscolo che funge da barriera per impedire la fuoriuscita della pipì), che generalmente giunge a maturazione non prima del quarto anno di vita, può causare il problema; ma anche insufficienti livelli di ormone ADH che riesce a ridurre la produzione di urina se presente in livelli normali.

Altre cause possono essere ricondotte a problemi fisici, quali una vescica piccola, una secrezione notturna di ormone antidiuretico ridotta, anomalie urinarie o problemi neurologici, ecc. A queste vanno aggiunte situazioni psicologiche problematiche come la nascita di un fratellino, separazione e/o litigi dei genitori, cambiamenti nella routine di ogni giorno, l’inizio della scuola, ecc.

Questi, però, sono semplicemente dei fattori esasperanti di una situazione fisica preesistente. Alcuni studi recenti, infatti, hanno mostrato che molto più spesso di quanto non si pensi alla base dell’enuresi non c’è una causa psicologica ma un disturbo di altra natura, che se non curato può minare l’autostima del piccolo e creare un conseguente disagio psicologico.

Come affrontarla

Quando l’enuresi inizia a manifestarsi è bene non drammatizzare, perché il bambino si sente a disagio e prova imbarazzo e vergogna. Quindi è essenziale evitare di farne un dramma, ma anche far finta di niente è controproducente: il bambino è consapevole di avere un problema e aiutarlo a superarlo con decisione e serenità è essenziale.

E' importante, se l’episodio si ripete, rivolgersi al pediatra, che dopo aver escluso altre patologie importanti, come infezioni alle vie urinarie, anomalie dell’apparato genito-urinario, diabete o altro, indirizzerà i genitori a consultare un pediatra specializzato in grado di fornir loro le informazioni utili affinchè siano in grado di valutare le notti in cui il bambino bagna il letto, sia per capire l’entità del disturbo, sia per valutare i progressi.

Per i casi di enuresi più insistenti esistono due tipi di terapie, entrambe prevedono il coinvolgimento diretto del bambino che deve acquisire la consapevolezza dello stimolo notturno e partecipare attivamente alla risoluzione del problema:

  • la terapia comportamentale si avvale di diverse metodologie, tra cui il training autogeno, per cui il bambino continuerà a ripetersi che vuole restare asciutto e che è in grado di farlo, l’allenamento alla continenza, con il quale il bambino imparerà a trattenere la pipì per periodi di tempo sempre più lunghi intercorrenti tra lo stimolo e la minzione, e il conteggio dei secondi, che insegna a potenziare lo sfintere e ad aumentare la consapevolezza dell’atto minzionale, alternando momenti di minzione a momenti di assenza della stessa, fin quando la vescica non sarà del tutto vuota.
  • la terapia farmacologica si fonda essenzialmente sull’assunzione di ossibutinina, desmopressina o imipramina. L’ossibutinina ha la capacità di limitare le contrazioni del detrusore, ma annovera, tra gli effetti collaterali, stipsi, sonnolenza e secchezza delle fauci. La desmopressina aumenta, invece, la ritenzione dei fluidi, ma la terapia è assolutamente controindicata in pazienti cardiologici o ipertesi. L’imipramina, infine, limita la capacità della vescica e contemporaneamente anche l’eccitabilità del detrusore. Purtroppo, però, la sospensione della terapia ha un alto tasso di recidiva e inoltre il farmaco presenta rischi gravi di morte in caso di sovradosaggio.
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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.