i capricci

I capricci

16/08/2010

I bambini dicono sempre no. Sembra essere un problema per gli adulti, e spesso può diventarlo, ma è importante capire che si tratta di una tappa chiave e imprescindibile nello sviluppo del bambino.

L’età del no può sconfinare oltre i due o tre anni perché è del tutto normale che un bambino di cinque anni non accetti di buon grado di separarsi dai giochi per andare a pranzo, a dormire o sia costretto a lasciare i giardinetti per andare a casa a fare la doccia.

Ciò che deve fare la differenza nella gestione dei capricci non è il comportamento del bambino, ma quello dei genitori che devono essere di esempio e devono rappresentare agli occhi del bambino un baluardo di autorevolezza (non di autorità) e di fermezza, ma nello stesso tempo devono saper ascoltare i propri figli e riconoscere e rispettare i loro desideri e le esigenze e devono saperli ascoltare davvero.

Come riuscirci?

Innanzitutto limitando i no e i divieti a poche cose molto precise.

Tutto ciò che ha a che vedere con la sicurezza del bambino non deve essere oggetto di discussione e per il resto è importante che mamma e papà si mettano d’accordo e stabiliscano cosa si può e non si può fare, spiegando al bambino le ragioni del divieto.

Mantenere la fermezza è essenziale perché se si concede uno strappo alla regola una volta non c’è motivo per non provare ad ottenere una nuova deroga in futuro e aprire un nuovo fronte di contesa.

Coinvolgere il bambino nella vita quotidiana è un modo per prevenire i capricci e farlo sentire utile così come insegnargli a fare cose sempre nuove.

Mantenere la calma anche quando il bambino piange e strepita. Può essere molto difficile ma quando il bambino si sarà reso conto che non riuscirà ad ottenere quello che vuole e non riuscirà nemmeno a farvi arrabbiare la smetterà. Quando la crisi sarà passata si potrà tornare a parlare delle sue richieste, anche se i bambini spostano la propria attenzione da un desiderio all’altro molto rapidamente. A volte può essere difficile mantenere la calma, soprattutto se la giornata è stata dura e la mamma è stressata. In quel caso, invece che abbandonarsi a crisi rabbia e imprecazioni, è meglio prendersi una pausa. Allontanarsi dalla stanza e bere un sorso d’acqua, ad esempio, è un ottimo modo per riflettere prima di decidere come intervenire per sedare un capriccio.

Non fornire troppe spiegazioni: lo scopo di un bambino che fa i capricci non è tanto quello di ottenere quella tal cosa, ma di saggiare i confini della relazione tra lui e il genitore e di verificare fin dove può arrivare. Quindi se una cosa non può essere concessa è meglio essere fermi sulla propria posizione e non dare mille spiegazioni che il bambino è troppo piccolo per comprendere fino in fondo.

Dare l'esempio: spesso i bambini piccoli litigano per il possesso di un gioco. Quando il bambino strappa un giocattolo dalla mano di un amichetto è bene che il genitore lo prenda e lo restituisca al legittimo proprietario, così a mostrare al piccolo qual è il comportamento giusto.

Conoscere il proprio bambino: spesso i capricci, soprattutto nei bambini più piccoli, sono provocati da stati di disagio come sonno, fame, stanchezza. Conoscere le abitudini del proprio bambino significa anche capire se il capriccio è motivato da un disagio che può essere risolto oppure da altre cause.

Il pianto come strumento

Italo Farnetani, pediatra professore, spiega che "Il pianto è normale per un bambino piccolo: nel primo anno di vita possiamo calcolare che i 562 mila bimbi italiani da 0 a 1 anno totalizzano tutti insieme 700 mila ore di pianto al giorno, l'equivalente di 80 anni. Inoltre più sono piccini, più è facile che ricorrano alle lacrime per esprimere malessere o disagio: da 0 a 3 mesi in media il neonato piange 2 ore al dì, da 4 a 6 mesi si passa a 1 ora, da 7 a 12 mesi a mezz'ora al giorno".
E’ pur vero che a pochi mesi il pianto non può essere considerato un semplice capriccio, ma con il passare del tempo le cose cambiano. Farnetani spiega che "a 1 anno circa 30 mila bimbi italiani usano il pianto come arma per forzare il comportamento dei genitori e di chi si prende cura di loro", si tratta spesso di maschi molto intelligenti che hanno già capito le potenzialità del pianto.

Come comportarsi?

Innanzitutto è importante imparare a distinguere il pianto per un’esigenza da quello per capriccio: se il piccolo piange e urla perché ha fame o vuole essere preso in braccio, di solito si calma entro 2 minuti, ed è normale e giusto che si esprima in questo modo entro i 12 mesi, ma se invece si tratta di un capriccio, la scenata rischia di essere molto più lunga. Come districarsi? Ecco qualche consiglio.
  • Accordarsi tra genitori per stabilire cosa concedere e cosa no e mostrarsi inflessibili;
  • non cedere di fronte agli strilli;
  • non far capire che i pianti in pubblico provocano imbarazzo: “meglio ignorare gli strepiti, parlare al bimbo con voce calma e tranquilla mostrandosi indifferenti. Se imbarazzati dagli sguardi altrui, meglio spiegare che si tratta solo di un capriccio piuttosto che cedere per farlo stare buono";
  • mostrarsi irremovibili sulle decisioni prese perché il bambino riconosce la parte debole della coppia;
  • rispettare il più possibile gli orari del sonno e della pappa;
  • anche i nonni e chi si prende cura del bambino vanno messi al corrente delle decisioni prese dai genitori e devono rispettarle;
  • non costringerlo ad andare a letto se è troppo presto o c’è ancora la luce;
  • non dire sempre no né imporgli tutto, ma mai assecondarlo quando grida, deve capire che le cose si chiedono e non si pretendono con le grida;
  • non reagire urlando a propria volta ma impegnarsi a mantenere la calma.
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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.