come deve essere un buon papa

Come deve essere un buon papà

03/03/2017

Cambiano i pannolini, preparano la colazione e la cena, fanno il bagnetto… i nuovi papà sono lontani anni luce dalla figura paterna anaffettiva, fredda e autoritaria largamente diffusa anni fa. Oggi i papà sono molto affettuosi, presenti, collaborativi e non temono di lasciarsi andare alle coccole e alle tenerezze con i bambini. Ma come deve essere un buon papà?

Essere padre oggi

I papà di oggi assistono alle ecografie e al parto (secondo le stime ben otto papà su dieci vogliono entrare in sala parto), partecipano al corso di preparazione al parto, prendono volentieri un congedo lavorativo nei primi giorni dopo la nascita e si mostrano propensi ad imparare a cambiare il pannolino, dare il biberon, portare il bimbo a passeggio (nella carrozzina o nel marsupio) senza sentirsi in imbarazzo o inadeguati. Inoltre sono più coccoloni, amano carezzare il bimbo e stabilire con lui anche un’intimità fisica.

Essere un buon padre e marito

Per le mamme questo nuovo genere di papà rappresenta un’autentica risorsa: le fatiche del dopo parto non sono facili da superare né da gestire e avere accanto un uomo che non teme un calo della mascolinità se si prodiga a prendersi cura del bambino è molto importante per accorciare i tempi del recupero psicofisico e per tenere lontano lo spettro della depressione.

Eppure un rischio c’è, spiegano gli esperti. Attenzione a non confondere i ruoli e a non perdere di autorevolezza, venendo meno a quello che gli psicanalisti chiamano “codice paterno”, cioè quel codice che permette una graduale separazione del figlio dalla madre, la sua crescita e la valorizzazione delle sue le capacità e delle sue prestazioni, dell'efficienza e dell'autonomia, dell'indipendenza nella crescita.

Per dirla con le parole di Franco Fornari, celebre psicoanalista autore de "La teoria dei codici affettivi",  il codice paterno

si costituisce come fondamentalmente eterocentrico, che porta la famiglia ad aprirsi verso l'esterno… Il codice paterno rompe tale simbiosi autarchica e rivela il carattere illusorio dell'onnipotenza che la sostiene...

Insomma, un conto è essere collaborativi e presenti in casa e in famiglia e un conto è perdere di vista quale sia la propria funzione all’interno della nuova famiglia.

Il papà essenzialmente funge da contraltare nel rapporto stretto e viscerale tra madre e figlio. Il padre fa da peso della bilancia e ricopre un ruolo autorevole e coraggioso, del tutto diverso da quello della mamma: quando il bambino sarà pronto per staccarsi dalla mamma, il papà sarà lì a tendergli le braccia per sostenerlo nella sua scoperta del mondo e per aiutarlo a costruire se stesso. Un ruolo importante che non va ridimensionato né ridisegnato del tutto.

Allora sì ai nuovi papà, no ai “mammi”.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.