venire al mondo cosa prova un bambino quando nasce

Venire al mondo: cosa prova un bambino quando nasce

23/01/2018

Cosa prova un bambino quando nasce? Ce lo siamo chiesto in molte. Più o meno tutte le donne che stavano per partorire e che già si sentivano mamme nel profondo, e cominciavano a preoccuparsi del proprio bimbo: sentirà freddo? Sentirà dolore? Avrà paura? Voglio tenerlo stretto a me appena esce così potrò rassicurarlo. Ecco, mi hanno molto colpito le parole del pediatra Marcello Bernardi che descrive cos’è la nascita dal punto di vista del bambino.

Ma cosa significa in realtà nascere? (…) Egli se ne sta come sospeso in un ambiente liquido, senza fatica, immerso in un mondo ovattato e tiepido, privo di luce e quasi totalmente silenzioso. Non ha bisogno di respirare, di mangiare, né di digerire (…) poi all’improvviso qualcosa si mette in moto e una specie di cataclisma scuote dalle fondamenta quell’universo di pace: con frequenza sempre maggiore le pareti dell’utero si serrano addosso al bambino spingendolo verso un impervio e stretto passaggio che faticosamente si apre davanti a lui. Tutta la testa è profondamente incuneata in quella sorta di corridoio, compressa da ogni lato, sempre spinta in avanti, per un tempo lungo ore e ore, a volte anche giorni interi. Intanto l’ossigeno che arriva dal cordone ombelicale diminuisce e comincia a manifestarsi una certa asfissia: il suo piccolo corpo viene schiacciato, le membra distorte, il tronco imprigionato sempre più strettamente. Poi di colpo viene proiettato nel nuovo mondo. (…) luci violente, rumori crudi e sconcertanti, superfici dure, aspre, fredde, in un’atmosfera che è di almeno quindici gradi inferiore a quella del suo nido liquido appena abbandonato. La fame di ossigeno è diventata insostenibile, l’asfissia lo soffoca. Egli deve respirare e con il suo primo respiro emette il suo primo suono, il grido della nascita che per i medici e per la mamma è il suo grido di vita

Ciò che per le mamme è un evento carico di aspettativa, di gioia e di timore, per il neonato è un cambiamento epocale, sconvolgente, carico di angoscia.

Non che nascere con un parto cesareo sia diverso. Il passaggio repentino e inaspettato da una culla ovattata e rassicurante a un improvviso mondo freddo, rumoroso e accecante è un’esperienza ugualmente scioccante, forse la più terrorizzante della sua vita tanto che verrà dimenticata.

Quando il bambino viene alla luce viene messo sul seno della mamma per poter sentire per qualche istante il suo odore, il calore della sua pelle, il battito del suo cuore. E ricevere una seppur minima rassicurazione.

Entro cinque minuti dalla nascita, viene sottoposto a un rapido esame per valutare il cosiddetto Punteggio di Apgar. E’ un metodo inventato nel 1952 per valutare lo stato di salute del neonato attraverso un punteggio (da 0 a 2) assegnato a ciascuno di cinque parametri vitali fondamentali:

Un Apgar 10 (cioè 2 punti assegnati a ciascun parametro) è segno che il neonato sta bene, il suo cervello è ben ossigenato e la respirazione è nella norma.

Dopodiché gli vengono iniettate alcune gocce di collirio antibiotico per prevenire eventuali infezioni batteriche contratte durante il suo passaggio nel canale vaginale, riceve una piccola dose di vitamina K e infine viene lavato, pesato e misurato.

A quel punto viene portato nella camera dalla mamma.

Permettere alla mamma e al neonato di stabilire sin da subito un contatto pelle-a-pelle avrebbe benefiche ripercussioni sul benessere di entrambi.

Lo suggeriscono alcuni ricercatori che hanno condotto un’indagine, pubblicata sulla rivista Nursing for Women’s Health, dalla quale emerge chiaramente quanto già affermato da studi precedenti: il primo contatto tra la mamma e il bambino subito dopo il parto è fondamentale per stabilire il giusto legame emotivo (bonding) tra i due, per stimolare la produzione di ossitocina e favorire una buona partenza dell’allattamento al seno.

Judith Ann Moran-Peters, principale autrice dello studio, spiega che le procedure del parto naturale prevedono la possibilità, per mamma e bebè, di stare a stretto contatto pelle a pelle subito dopo la nascita, ma nel parto cesareo questa possibilità viene esclusa e il bambino viene subito trasferito lontano dalla madre per una serie di controlli e per la pulizia.

Invece sarebbe consigliabile fare in modo che anche in caso di parto cesareo mamma e bambino possano stare a stretto contatto l’una con l’altro sin da subito. I benefici del contatto precoce pelle a pelle sono noti:

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.