Donazione del cordone ombelicale e conservazione autologa

26/07/2010

donazione cordone ombelicale bigCresce la donazione del cordone ombelicale in Italia. Le mamme italiane sono sempre più generose e le donazioni sono passate da 17mila unità nel 2009 a 20mila nel 2010. Solo 4mila di  questi cordoni, però, sono stati dichiarati idonei e sono stati conservati effettivamente.

Donare il cordone ombelicale dopo il parto è una scelta che molte donne vorrebbero fare ma alla quale spesso devono rinunciare per l’impossibilità, da parte dell’ospedale, di procedere con la raccolta e la conservazione. Eppure donare il cordone ombelicale è una pratica importantissima perché il sangue del cordone ombelicale contiene un numero elevato di cellule staminali emopoietiche, utili per aiutare a migliorare - ed in alcuni casi salvare - la vita di migliaia di persone affette da malattie gravi, come le leucemie, le anemie ereditarie, i linfomi e le malattie del metabolismo.

Attualmente la donazione del cordone avviene in meno del 10% dei parti e solo il 30% di queste risulta accettabili: un vero spreco se si pensa che, mentre centinaia di migliaia di cordoni ombelicali vengono buttati via, solo 25.000 unità di sangue cordonale sono attualmente disponibili. Un numero che secondo il Ministero dovrebbe essere almeno triplicato e dovrebbe raggiungere le 75.000 unità.

Senza contare che in molti casi le donne italiane scelgono di tenere il sangue del cordone per sé e conservarlo a pagamento in biobanche straniere (in Italia è attualmente vietata la conservazione autologa delle cellule del cordone), anche a causa delle condizioni - spesso carenti - degli istituti ospedalieri: capita frequentemente che pur volendo donare il cordone ci si trovi nell’impossibilità di farlo perché l’ospedale non ha la formazione e la possibilità di raccoglierlo.

Al costo di circa duemila euro, una biobanca del Belgio o della Repubblica di San Marino provvederà a crio-conservare per vent’anni le cellule staminali del cordone e a metterle a disposizione se, in futuro, il bambino o un suo familiare dovesse ammalarsi di una malattia che potrebbe essere curata con queste cellule. 

Conservare per se stessi le staminali del cordone ombelicale in una bio-banca italiana non è possibile: a meno che non sussistano “alti rischi che altri figli possano soffrire di malattie genetiche” o che il bambino non abbia necessità di staminali per curare patologie estremamente gravi, è proibito conservare il proprio cordone ombelicale per curare i propri familiari o il bambino appena venuto alla luce. E’ permesso, però, seguire un preciso iter per conservare le staminali in una banca estera.

In alcune strutture se la partoriente lo richiede e se l’iter burocratico si è concluso positivamente, si procede al prelievo delle staminali prima di eliminare cordone e placenta e il campione viene, poi, consegnato alla neomamma. Sarà lei stessa a mettersi in contatto con un laboratorio estero e a spedire il campione che verrà conservato per venti/venticinque anni.

Aldilà delle scelte personali e della possibilità o meno di conservare le staminali del cordone in una Banca estera, donare il cordone ombelicale alla collettività è una scelta di solidarietà, molto spesso niente affatto promossa presso la futura mamma da medici e ginecologi: se la partoriente non decide di donare il proprio cordone ombelicale, questo viene gettato via con tutto il suo prezioso contenuto.

Sul sito dell’Associazione Donatrici di Cordone Ombelicale è possibile avere informazioni su come donare la propria fonte di cellule staminali che potrebbero, un giorno, salvare a vita a qualcuno.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.