differenza tra donazione e conservazione del cordone ombelicale

Differenza tra donazione e conservazione del cordone ombelicale

14/11/2017

Cresce la donazione del cordone ombelicale in Italia. Le mamme italiane sono sempre più generose e le donazioni sono passate da 17mila unità nel 2009 a 20mila nel 2010. Solo 4mila di questi cordoni, però, sono stati dichiarati idonei e sono stati conservati effettivamente. Eppure, in occasioen della prima edizione della Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale (World Cord Blood) è emerso che in Italia oltre il 95% dei cordoni viene gettato come un rifiuto speciale, sprecando un prezioso materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche.

Attualmente le cellule staminali prelevate dal sangue del cordone ombelicale vengono impiegate per il trattamento di 80 patologie del sangue tra cui leucemie, linfomi e anemie. Nel mondo si sono ormai superati i 30mila trapianti di cellule staminali cordonali.

Ma le staminali cordonali si rivelano strategiche anche in nuove aree di medicina rigenerativa: per potenziali trattamenti nelle lesioni del midollo spinale, nella paralisi cerebrale, nell’autismo, nel diabete di tipo 1.

Il parto è l'unica occasione in cui è possibile prelevare le cellule staminali in modo semplice e veloce e preservarle per un eventuale terapia in futuro. Le cellule staminali possono essere conservate in una banca privata - familiare oppure possono essere donate in una banca pubblica, per dare la possibilità di cura alle persone che necessitano il trapianto.

Donare il cordone ombelicale dopo il parto è una scelta che molte donne vorrebbero fare ma alla quale spesso devono rinunciare per l’impossibilità, da parte dell’ospedale, di procedere con la raccolta e la conservazione. Eppure donare il cordone ombelicale è una pratica importantissima perché il sangue del cordone ombelicale contiene un numero elevato di cellule staminali emopoietiche, utili per aiutare a migliorare - ed in alcuni casi salvare - la vita di migliaia di persone affette da malattie gravi, come le leucemie, le anemie ereditarie, i linfomi e le malattie del metabolismo.

Attualmente la donazione del cordone avviene in meno del 10% dei parti e solo il 30% di queste risulta accettabili: un vero spreco se si pensa che, mentre centinaia di migliaia di cordoni ombelicali vengono buttati via, solo 25.000 unità di sangue cordonale sono attualmente disponibili. Un numero che secondo il Ministero dovrebbe essere almeno triplicato e dovrebbe raggiungere le 75.000 unità.

Senza contare che in molti casi le donne italiane scelgono di tenere il sangue del cordone per sé e conservarlo a pagamento in biobanche straniere (in Italia è attualmente vietata la conservazione autologa delle cellule del cordone), anche a causa delle condizioni - spesso carenti - degli istituti ospedalieri: capita frequentemente che pur volendo donare il cordone ci si trovi nell’impossibilità di farlo perché l’ospedale non ha la formazione e la possibilità di raccoglierlo.

Sul sito dell’Associazione Donatrici di Cordone Ombelicale è possibile avere informazioni su come donare la propria fonte di cellule staminali che potrebbero, un giorno, salvare a vita a qualcuno.

La donazione del sangue del cordone ombelicale avviene direttamente in sala parto, subito dopo il parto, sia esso spontaneo che cesareo. Quando il neonato è stato allontanato per ricevere le cure dovute, dopo la recisione del cordone e prima dell’espulsione della placenta viene raccolto il sangue che per gravità fuoriesce dalla vena stessa. La raccolta del sangue cordonale è una manovra semplice e non comporta nessun rischio né per la madre né per il neonato

Al costo di circa duemila euro, una biobanca della Svizzera o della Repubblica di San Marino provvederà a crio-conservare per vent’anni le cellule staminali del cordone e a metterle a disposizione se, in futuro, il bambino o un suo familiare dovesse ammalarsi di una malattia che potrebbe essere curata con queste cellule. 

Conservare per se stessi le staminali del cordone ombelicale in una bio-banca italiana non è possibile: a meno che non sussistano “alti rischi che altri figli possano soffrire di malattie genetiche” o che il bambino non abbia necessità di staminali per curare patologie estremamente gravi, è proibito conservare il proprio cordone ombelicale per curare i propri familiari o il bambino appena venuto alla luce. E’ permesso, però, seguire un preciso iter per conservare le staminali in una banca estera.

In alcune strutture se la partoriente lo richiede e se l’iter burocratico si è concluso positivamente, si procede al prelievo delle staminali prima di eliminare cordone e placenta e il campione viene, poi, consegnato alla neomamma. Sarà lei stessa a mettersi in contatto con un laboratorio estero e a spedire il campione che verrà conservato per venti/venticinque anni.

La raccolta del sangue dal cordone ombelicale viene eseguita dall'ostetrica che assiste il parto in assenza di complicanze o emergenze. E’ possibile effettuare la raccolta in tutti i tipi di parto. Come si legge sul sito di Famicord, che in Italia promuve la Giornata Mondiale del Cordone Ombelicale non è possibile prelevare le cellule staminali quando:

 

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.