compiti a casa

Compiti a casa, consigli per l'uso

17/10/2016
Quella dei compiti a casa è un’annosa questione che non smette di essere oggetto di discussione sia tra i genitori che tra gli insegnanti, che tra i pediatri e pedagogisti.

Ad  ogni inizio dell'anno scolastico i social si riempiono di lettere di genitori agli insegnanti dei figli nelle quali giustificano con questa o quella ragione il fatto di non aver fatto fare i compiti ai ragazzi, e nelle chat di WhatsApp si accumulano messaggi di mamme furiose per l'eccessivo carico di compiti pomeridiani.

Qualsiasi genitore sa che la mole dei compiti da fare a casa può rischiare di paralizzare qualsiasi attività extrascolastica pomeridiana, dalla sport al semplice gioco, e molto spesso gli studenti, soprattutto quelli delle scuole primarie, hanno bisogno dell’aiuto dei genitori per portare a compimento tutti i compiti assegnati.

Ma come siamo finiti a fare dei compiti pomeridiani materia di discussioni e stress familiare?

E’ vero che la mole delle cose da fare a casa è aumentata negli ultimi anni rispetto ad anni fa, oppure sono i ragazzi e i bambini di oggi che non riescono a stare al passo?

I pediatri sono più o meno concordi: troppi compiti non servono, addirittura qualcuno propone di eliminarli, e molti sono nettamente contrari ai compiti per le vacanze. Ed è addirittura partita, con successo, una campagna chiamata “Basta compiti” che mira a raccogliere firme per stabilire, per legge, che non si debbano dare compiti a casa.

Di certo, i bambini possono andare in difficoltà, tra i mille impegni pomeridiani legati allo sport, al catechismo, alle attività varie, riuscire a trovare anche il tempo per fare i compiti può essere arduo.

Compiti a casa scuola elementare

Leggevo un intervento della dottoressa Velia Bianchi Ranci, psicologa e psicoterapeuta esperta in età evolutiva, sul tema dei compiti a casa:

Le decisioni riguardanti i compiti sono degli insegnanti​, e degli insegnanti rimane la responsabilità del loro corretto svolgimento. Ai genitori spetta tutto il lavoro necessario a creare ogni giorno le condizioni che permettono ai figli di mettere le loro energie al servizio degli apprendimenti, supportarli nelle difficoltà che incontrano, comunicare con gli insegnanti per un confronto utile a conoscere reciprocamente aspetti importanti della vita del bambino.

E mi trova perfettamente d'accordo. Troppo spesso ci troviamo di fronte a genitori tuttologi che sviliscono il lavoro dell'insegnante e ne minano l'autorevolezza agli occhi dei figli. Possiamo essere critici nei confronti del lavoro dell'insegnante ma non dovremmo mai dichiarare guerra aperta  e meno che mai criticare il loro operato davanti ai bambini.

Tuttavia proprio in merito alla scuola primaria la dottoressa ribadisce che

I​n una scuola a tempo pieno e negli anni della scuola primaria, non si può parlare di necessità di dare compiti da svolgere a casa​. Le otto ore di scuola dovrebbero essere sufficienti per offrire al bambino gli strumenti necessari all’apprendimento, ed aiutarlo ad assimilarli

Come aiutare i figli nei compiti a casa

Ma mentre si discute se è bene oppure no assegnare compiti a casa e in quale quantità, i genitori nella loro quotidianità continuano a dover affrontare la loro battaglia sui compiti, con bambini stanchi e annoiati.
E allora ecco qualche consiglio per aiutare i bambini nel loro impegno quotidiano:
  • lavoriamo insieme: devi leggere e rispondere alle email? Controllare documenti o fare i conti del budget familiare? Sedetevi accanto a vostro figlio e proponetegli di fare ciascuno il proprio lavoro, vicini, ma indipendenti. ognuno sulle sue carte
  • dividete i compiti: se la mamma è più brava in italiano e nelle materie umanistiche e il papà in matematica dividete i compiti in base ai propri talenti personali
  • parlate: non trasformate i compiti in un rapido e incolore esercizio di tecnica, chiedete al bambino di spiegare cosa sa di un determinato argomento così lo aiuterete a capirlo davvero e ad aprire la mente
  • non dategli le risposte: non fate i compiti al posto suo. Se arranca nel trovare la soluzione oppure è vicino alla soluzione, invitatelo a ripensarci sopra, dategli qualche indizio, ma non rispondete voi per lui
  • ma non esagerate: naturalmente il bambino deve sapere che siete lì per lui, per aiutarlo, quindi se vi accorgete che la frustrazione prevale e si sta innervosendo perché non arriva alla soluzione aiutatelo
  • accettate i vostri limiti: se siete stanchi e vi state innervosendo fate una pausa, non minacciate, non vi arrabbiate e non abbandona
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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.