dislessia nei bambini

Dislessia nei bambini

21/09/2017

La dislessia nei bambini è un disturbo specifico dell’apprendimento che ostacola la capacità di lettura e di riconoscimento delle lettere e che spesso è legata anche a problemi di scrittura o a discalculia, un altro disturbo specifico dell'apprendimento che colpisce un dislessico su 4. La dislessia non è una malattia invalidante, eppure sortisce effetti fastidiosi colpendo i bambini in età scolare ed è in crescita, essendosi diffusa dal 2% al 12 % in 20 anni.

In Italia è dislessico il 3% degli alunni della scuola primaria e secondaria, mentre in altri Paesi la percentuale sale al 10%. Questo perché nel nostro Paese molto spesso i disturbi dell’apprendimento vengono sottovalutati e ridotti all’idea che il bambino è svogliato o poco intelligente.

Dislessia e quoziente intellettivo

La dislessia non ha nulla a che fare con l’intelligenza, si tratta invece di un disturbo che ha origine nel cervello, che utilizza modalità diverse per comprendere la scrittura, ma anche il linguaggio orale. Lo dimostra uno studio condotto dall’Università di Milano-Bicocca e dall’Irccs Eugenio Medea e apparso su Developmental Neuropsychology. I risultati hanno mostrato che i bambini dislessici avevano risposte elettriche cerebrali anomale quando ascoltavano, il che dimostra che il cervello si attiva diversamente quando deve capire il linguaggio verbale.

Una scoperta importante perché i problemi con il linguaggio orale possono essere individuati sin dall’età prescolare, mentre la dislessia viene diagnosticata non prima degli 8 anni

La conferma è arrivata anche da uno studio dell’Università di Stanford che ha analizzato 131 bambini tra i 7 e i 16 anni con problemi di dislessia. Sui ragazzi sono state effettuate delle risonanze magnetiche dalle quali è emerso chiaramente che le difficoltà di lettura sono legate a un calo delle funzioni di due precise aree del cervello che nulla hanno a che vedere con il quoziente intellettivo.

La scoperta è importante perché promette di aprire nuove strade nella gestione e nel trattamento della dislessia.

Come spiega sulle pagine di Psychological Science l’autore dello studio, Fumiko Hoeft, infatti, ad oggi i medici classificano come dislessico un bambino che ha capacità di lettura inferiori a quanto ci si aspetta in base al suo quoziente intellettivo

invece proprio QI non dovrebbe essere preso in così grande considerazione in fase di diagnosi dal momento che non risulta essere legato alla dislessia

conclude Hoeft.

Dislessia, sintomi e test

L'incapacità di leggere, in età scolare, può portare a gravi conseguenze sull'equilibrio psicologico del bambino, in quanto egli tende a sottostimarsi, isolandosi e perdendo la voglia naturale dell'apprendere. Fortunatamente, questa è una favola a lieto fine. La dislessia, infatti, può essere curata purchè si intervenga tempestivamente.

Quando la difficoltà a leggere è evidente è opportuno far visitare il bambino da un logopedista. L'esame al quale sarà sottoposto consisterà nella costruzione di frasi di senso compiuto, nel posizionare degli oggetti al proprio posto e, se già frequenta la scuola, nella lettura di una favola e nella scrittura di frasi sotto dettatura. A seconda dei risultati del test, il logopedista farà la diagnosi e penserà ad una terapia adeguata.

Dislessia, come curarla

Le terapie tradizionali si presentano sotto forma di esercizi di stimolo dell'udito, vista e percezione contemporaneamente, donando così al bambino anche una maggiore sicurezza in se stesso.

La terapia più recente, invece, si chiama realtà uditiva virtuale e viene praticata con l'ausilio di cuffie. Attraverso questo meccanismo, il bambino ascolta una favola in cui suoni e voci dei personaggi hanno toni diversi, in modo da sembrare alcuni vicini, altri lontani, altri a distanza più ravvicinata.

Questa tecnica permette al cervello del bambino di 'allenarsi' a percepire quello che giunge ad un orecchio e quello che giunge all'altro, costruendo un nuovo equilibrio.

L'importante, in ogni caso, è che le terapie siano come un gioco. Il bambino, in questo modo, le affronterà con più entusiasmo, non si annoierà ed otterrà migliori e più rapidi risultati.

E a proposito di giochi, una ricerca condotta da Andrea Facoetti dell'Università degli Studi di Padova ha concluso che i videogiochi potrebbero rivelarsi utili alleati per i bambini che combattono la dislessia.

Secondo quanto emerso da quest’indagine, dodici ore passate giocando ai videogiochi d’azione possono migliorare la capacità di lettura nei bambini dislessici, più di quanto riesca un anno di lettura spontanea o terapie tradizionali basate sulla lettura.

Secondo quanto spiegato dal ricercatore italiano, questi giochi migliorano l’attenzione visiva e aiutano nell’estrazione di informazioni dall’ambiente. I ricercatori hanno comparato le capacità di lettura di due gruppi di bambini a rischio dislessia, uno dei quali composto da abituali utilizzatori di videogiochi. Il risultato: i bambini abituati a giocare ai videogames mostravano di poter leggere più velocemente e senza perdere in accuratezza. Inoltre questi bambini ottenevano punteggi più alti ai test di attenzione

Attualmente nelle scuole italiane si contano circa 350mila alunni dislessici e l’urgenza di sostenerli e formare professionalmente gli insegnanti ha portato il Parlamento italiano ad approvare all’unanimità una legge che riconosce

la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati 'DSA', che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.