Le sfide dell’educazione

17/08/2010

sfide educazioneIntorno ai tre anni il bambino inizia a stabilire modi e strumenti per comunicare con i genitori e per relazionarsi con il mondo esterno.

In questa fase è importante insegnare al bambino le regole della buona educazione e affrontare con fermezza e determinazione, ma con una buona dose di buon senso, i capricci e i comportamenti scorretti.

Nell’affrontare la grande sfida dell’educazione è importante tenere a mente dei punti fermi che possono rivelarsi utili per una gestione flessibile e più costruttiva dell’educazione dei bambini:

  • Poche regole chiare e ben note: non dite sempre No, ma limitate i divieti a poche situazioni che devono essere condivise e ben chiare ai bambini (ad esempio No a tutto ciò che matte a rischio la sicurezza e la salute), se il bambino si sente dire sempre No vivrà con un crescente senso di frustrazione e si sentirà imprigionato in troppi vincoli.
  • Non fate proclami che sapete essere impossibili: se per convincere il bambino a non fare una cosa gli gridate che “non gli comprerete mai più gelati”, oppure che “non vedrà più la televisione” rischiate di non ottenere il risultato sperato e ai suoi occhi la vostra parola avrà meno valore.
  • Date l’esempio: se volete che il bambino non urli non gridategli di smetterla, se non volete che dica bugie non ditele nemmeno voi e se non deve dire parolacce la regola dovrebbe valere anche per gli adulti.
  • Non rimandate una punizione: la punizione ha valore solo se viene applicata immediatamente, i bambini vivono nel presente e il tempo futuro per loro è un concetto del tutto teorico. Quindi se ha fatto una marachella va punito subito dopo e non rimandandola "e non quando torna il papà" o al weekend “quando non potrai andare al parco”. Il bambino non ricorderà più il motivo per il quale è stato punito e gli sembrerà di aver subito un’ingiustizia.

Le punizioni corporali

Una recente indagine condotta da Ipsos per conto di Save The Children ha evidenziato come il 25% dei genitori di bambini dai 3 ai 16 anni ricorra allo schiaffo e considera lo sculacciata un efficace metodo educativo. Tuttavia il dialogo e l’ascolto restano per la maggior parte dei genitori italiani i principali valori pedagogici. Del 26% di quelli che invece usa le punizioni corporali, il 22% vi fa ricorso qualche volta al mese e il 5% tutti i giorni e il 49% eccezionalmente. Ciò dimostra, quindi, che la punizione fisica viene considerata una misura estrema, un’ultima spiaggia quando dialogo e ascolto non sembrano funzionare. Infatti per il 45% lo schiaffo è causato dall’esasperazione, spavento, insomma dalla reazione di un momento, mentre per il 38% è un modo per 'segnalare in modo inequivocabile che si è superato un limite estremo'.

Ma quali sono le possibili conseguenze di un’educazione basata su questo approccio?
Reiterato nel tempo, durante gli anni dell’infanzia, un'educazione basata sulle punizioni corporali renderà il bambino aggressivo e nervoso oppure, al contrario, depresso.

Come comportarsi?
Secondo il neuropsichiatra infantile Francesco Montecchi il genitore dovrebbe imparare ad osservare oltre che ascoltare e imparare anche a spiegare le proprie frustrazioni al bambino senza scaricarle violentemente su di lui: il genitore che pretende di essere perfetto rischia di cedere più facilmente alla violenza, invece bisognerebbe dare ai bambini un’immagine umana del genitore e accettare i propri limiti, anche con i propri figli.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.