Piedi piatti

02/03/2012

piedi piatti bigSi parla troppo spesso di piedi piatti e le mamme si trovano in molti casi in difficoltà quando vedono che il loro bambino non cammina bene o lamenta un dolore.

Ma quando si può parlare davvero di piede piatto?

Il piede piatto si verifica quando l’arcata plantare scompare o diminuisce. Questa malformazione viene provocata dalla postura scorretta di tutto il corpo che portano a mettere il piede in modo sbagliato: quando tutto il peso del corpo preme sulla parte esterna del piede si parla di supinazione, quando il corpo preme sulla parte interna si parla di pronazione.

E’ importante, quindi, accertarsi che il bambino abbia una perfetta deambulazione e indossi scarpe dotate di plantare nei primi anni di vita. Tuttavia non è possibile fare una diagnosi di piede piatto prima del compimento del terzo anno di vita: fino a quel momento, infatti, i piedi dei bambini hanno un cuscinetto adiposo che li rende fisiologicamente piatti.
Inoltre fino a tre anni i bambini presentano un valgismo della gamba provocato dall’estrema elasticità dei legamenti.

Come capire se il bambino ha il piede piatto?

Nei primi anni di vita il piccolo tende ad avere un atteggiamento di iperpronazione, causato dal tentativo di trovare equilibrio durante i primi passi, poi questa pronazione (cioè la tendenza a mettere il piede verso l’interno) scompare ma se il bambino continua a manifestarla  può sorgere il dubbio che abbia i piedi piatti.

Se si ha il dubbio che il bambino abbia qualche problema di deambulazione è molto importante eseguire tempestivamente dei controlli per evitare il presentarsi di problemi connessi al piede piatto.

Come si interviene?

 Innanzitutto è importantissimo scegliere le scarpe adatte. Non devono essere né troppo larghe né troppo strette. In caso di diagnosi è indicata l’immissione nelle scarpe di plantari creati in maniera personalizzata oppure, nei casi più gravi, di scarpe ortopediche. L’intervento chirurgico sarà indicato soltanto a fine crescita e solo in quei casi di deformità forte e non risolvibile con tutti gli altri accorgimenti. L’intervento permette di correggere definitivamente la malformazione grazie alla soppressione di alcune articolazioni del piede e la trasposizione di grossi tendini, tuttavia è molto invasivo ed ormai è utilizzato raramente.

Meno invasiva è la correzione per via percutanea: consiste nell'introduzione di una vite nel piede. La vite impedisce la rotazione verso l'interno della caviglia e mantiene sollevato l'arco plantare. La correzione è inizialmente di natura meccanica, ma con il tempo la tensione esercitata dalla vite stimola per via riflessa i muscoli deputati al mantenimento della volta, che si adeguano alla nuova situazione e conservano il corretto appoggio del piede. La tecnica mininvasiva percutanea prevede un'incisione di circa un centimetro sotto il malleolo esterno del piede, eseguita in anestesia locale. Attraverso questa incisione, viene introdotta la vite tra astragalo e calcagno, le due ossa che, quando sono eccessivamente angolate, causano il piede piatto: la vite impedisce alle due ossa di scivolare oltre un certo angolo.
La durata dell’intervento è mediamente di 20 minuti per piede, viene eseguito su entrambi i piedi e in anestesia locale (nei bambini viene impiegata una leggera sedazione per evitare movimenti da parte del paziente). Terminato l'intervento, basta un punto di sutura per chiudere l'incisione. L'operazione viene eseguita in day-hospital e il paziente può camminare da subito utilizzando uno stivaletto gessato.
Dopo due settimane, il gesso viene rimosso e il paziente viene sottoposto a un breve ciclo di fisioterapia riabilitativa del piede e della caviglia. L'intervento è indicato nei bambini in fase di sviluppo (tra gli 11 e i 14 anni) e nei giovani adulti.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.