Pressione arteriosa in gravidanza

22/04/2013

pressione e gravidanza bigLa pressione arteriosa va sempre tenuta sotto controllo, e particolare attenzione va prestata durante i nove mesi di gravidanza.

E’ del tutto normale soffrire di cali di pressione durante la gravidanza, perché i valori tendono ad abbassarsi fisiologicamente, ma c’è da controllare la pressione soprattutto durante il terzo trimestre per impedire che salga troppo.

Ma quali sono i valori normali della pressione?

In un soggetto adulto i valori della pressione si attestano nella norma quando la massima (o sistolica) non supera il 120 e la minima (diastolica) gli 80.

Al di sotto di questi valori si parla di ipotensione, al di sopra di ipertensione.

I disturbi della pressione in gravidanza

Nei primi mesi di gestazione è normale sentirsi particolarmente stanche o affaticate, e queste sensazioni possono essere causate anche dalla pressione bassa. Nei primi due trimestri di gravidanza, infatti, il passaggio troppo rapido di sangue tra arterie e vene uterine, legato al flusso nella placenta, può provocare cali di pressione.

Sudore freddo, sensazione di svenimento, perdita di equilibrio e vertigini, appannamento della vista e debolezza sono i sintomi più comuni del calo di pressione. In questi casi è bene sdraiarsi e alzare i piedi ad un’altezza superiore della testa. In questo modo si favorisce l’afflusso del sangue al cervello.

 Ciò che va tenuto sotto controllo durante la gravidanza è l’ipertensione (superiore a 140/90).

Il rischio principale legato alla pressione arteriosa in gravidanza si chiama preeclampsia (o gestosi), una complicanza che può mettere a rischio mamma e bambino. Si presenta nel secondo o terzo trimestre di gestazione, in associazione con la proteinuria (presenza eccessiva di proteine nelle urine) e con gonfiore agli arti inferiori.

La preeclampsia interessa il 5-10% delle donne in dolce attesa in tutto il mondo (l’1% in Italia). In caso di preeclampsia bisogna pensare ad una terapia farmacologica antipertensiva e tenere sotto costante monitoraggio i sintomi della preeclampsia: se il disturbo peggiora e iniziano a manifestarsi sintomi come emicranie frequenti, disturbi della vista, danni epatici e renali allora bisogna far nascere con urgenza il bambino.

Se la donna aveva già l’ipertensione prima dell’inizio della gravidanza o il disturbo si presenta entro la ventesima settimana il rischio che si trasformi in preeclampsia è ridotto (non supera il 20%), ma è facile che l’ipertensione resti anche dopo il parto.

L’ipertensione gestazionale, invece, è la pressione alta dopo la ventesima settimana, può essere legata ad un’ipertensione preesistente della quale la donna non si era mai accorta e può degenerare in preeclampsia (anche se i rischi che ciò accada scendono se l’ipertensione si presenta intorno alla 34sima settimana). Va tenuta sotto monitoraggio.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.