anestesia epidurale

Anestesia epidurale

27/02/2017

Se le donne potessero partorire con l’anestesia epidurale in tutti gli ospedali di tutte le Regioni forse si riuscirebbe rapidamente ad abbattere il numero di cesarei praticati.

Dal 2008 l’anestesia epidurale è inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza e molti Ministri della Salute che si sono succeduti negli anni hanno sempre promesso di impegnarsi affiché l'anestesia epidurale fosse garantita h24 in tutti i centri nascita italiani.

Tuttavia la realtà è ben diversa. Un conto è ciò che è scritto sul manifesto dei buoni propositi e un conto è ciò che accade ogni giorno nella pratica quotidiana ospedaliera: solo il 35% degli ospedali italiani pratica l’anestesia epidurale e solo il 16% degli ospedali  mette a disposizione delle partorienti un anestesista 24 ore su 24 (Fonte: AIPA).

Numeri ben lontani da quelli che registrano in Europa, dove l’epidurale è una prassi scontata.

Anestesia epidurale parto

Eppure negli ospedali italiani dove l’epidurale viene offerta gratuitamente il 90% delle partorienti ne fa richiesta.

Ma quali sono le cause principali di questa carenza?

Uno dei problemi cruciali è la cronica mancanza di anestesisti, ce ne sono pochi e quei pochi vengono impegnati nelle sale operatorie per interventi chirurgici.

Sussiste poi anche un problema di tipo culturale: partorire con dolore è un’idea che sembra ancora oggi nobilitare il parto e la nascita ed eliminare il dolore o semplicemente lenirlo viene visto come uno svilimento del significato del parto.

Al di là delle questioni socio-culturali, però, resta l’impossibilità per la partoriente di fare una libera scelta e di avere la possibilità di partorire senza dolore. Siamo ancora lontani da una vera umanizzazione del parto e dalla libertà di scelta consapevole.

Ma vediamo in che modo si può partorire senza dolore e in che modo l'anestesia epidurale influisce sul travaglio.

Secondo uno studio condotto dall’Università della California sui dati di più di 42mila donne, metà delle quali aveva partorito con anestesia epidurale, l’epidurale allunga i tempi del travaglio anche di due ore, tuttavia ciò non influisce negativamente sul risultato né sull’indice di gradimento delle donne. Insomma, anche se i tempi sono più lunghi le partorienti sono soddisfatte della loro scelta.

I ricercatori guidati da Yvonne Cheng hanno analizzato con particolare attenzione i tempi del travaglio e la durata della seconda fase del travaglio, che si conclude con l’espulsione del bambino.

Risultato: per le donne che avevano già avuto figli e avevano chiesto l’epidurale questa fase può durare fino a tre ore in più rispetto alle partorienti che non avevano voluto l’anestesia; mentre per le primipare la seconda fase del parto dura due ore e 19 minuti in meno senza epidurale.

Il dato è stato confermato anche da uno studio statistico pubblicato sul Journal of Obstetrics and Gynaecology Research e condotto da un’equipe internazionale alla quale hanno preso parte anche i ricercatori dell'ospedale Fatebenefratelli all'Isola Tiberina di Roma, insieme al dipartimento di Ostetricia e ginecologia dell'Università Sapienza di Roma e la scuola di medicina dell'ospedale di Hammersmith di Londra.
 
Giovanni Larciprete, tra gli autori dell’indagine, spiega che sono stati analizzati i dati relativi a 600 pazienti e che ci si è focalizzati soprattutto sulle dinamiche del travaglio, mettendo a paragone quelle del parto con peridurale con quelle del parto naturale.
 
Lo studio mostra chiaramente che l’anestesia epidurale  riduce significativamente la durata della prima fase del travaglio, detta dilatante, e favorisce un prolungamento della seconda fase del travaglio, altrimenti detta 'periodo espulsivo'.
 
Si tratta di un dato da leggere negativamente? Niente affatto, sostiene Maria Grazia Frigo, Responsabile Unità Operativa Semplice di Anestesia e Rianimazione in Ostetricia del Fatebenefratelli di Roma, che spiega come già altri studi abbiano dimostrato che la durata della seconda fase del travaglio sia più lunga con epidurale, quindi non si tratta di un dato sorprendente, tuttavia questo aspetto non sembra comportare rischi per il nascituro e alcune ricerche mostrano che l’epidurale accorcia la prima fase del parto (quella della dilatazione della cervice).

Quello dell’accesso garantito all’epidurale resta un problema nel nostro Paese: se in molti altri Paesi l’epidurale viene garantita a tutte e viene scelta da più della metà delle donne, in Italia solo il 16-18% dei parti indolori viene offerto gratuitamente in una struttura pubblica.

Anestesia epidurale e spinale

Sentiamo spesso parlare di queste due diverse tecniche di anestesia per il parto, ma in cosa consistono e quali sono le differenze? In realtà entrambe le procedure prevedono l'inserimento di un ago nella zona lombosacrale (spazio epidurale) per iniettare un forte anestetico. Il farmaco rende insensibile la parte inferiore del corpo. Come si praticano?

  • l'anestesia epidurale (peridurale) viene iniettata una quantità di anestetico maggiore rispetto a quella spinale e la zona di iniezione è localizzata nel grasso epidurale, quindi un po' più in superficie;
  • l'anestesia spinale (subaracnoidea) prevede l'inserimento di un ago nella zona subaracnoidea n un'unica somministrazione: l'anestetico agisce molto rapidamente.

In genere nella maggior parte dei parti cesarei e dei parti in analgesia si pratica l'anestesia epidurale.

Epidurale, rischi

Il primo rischio dell'anestesia epidurale è senz'altro un certo mal di schiena dopo il parto. L'iniezione fatta a livello sacrolombare può, infatti, essere seguita da un po' di fastidio nella stessa zona che può durare qualche giorno.

Per quanto riguarda le complicanze, nell'1% delle donne può manifestarsi un particolare tipo di cefalea chiamata ortostatica per cui si sente mal di testa quando si alza in piedi. E' trattabile con i comuni analgesici e l'assunzione di molti liquidi e scompare dopo pochi giorni.

Le complicanze neurologiche sono rare e interessano una donna su 10-20mila.

Per quanto riguarda il bambino numerosi studi in letteratura confermano che l'anestesia epidurale è sicura per la mamma e il bambino.

Come funziona l'anestesia epidurale

Se siete intenzionate a partorire con l'epidurale i passaggi da seguire sono questi:

  • informatevi se la struttura da voi scelta per partorire offre l'anestesia epidurale 24 ore su 24;
  • sottoponetevi alla visita anestesiologica così sarete pronte quando chiederete di praticarvi l'epidurale;
  • ricordate che potete chiedere l'epidurale in qualsiasi momento.

L'epidurale viene praticata con l'iniezione di anestetico nella zona lombosacrale. L'effetto analgesico è immediato e scompare dopo il parto.

Subito dopo l'iniezione durante il parto vaginale è del tutto normale sentire formicolio e calore alle gambe, ma nella maggior parte dei casi si sentono le contrazioni e si riesce anche a spingere senza problemi. Può anche capitare che si senta comunque un po' di dolore, che resta comunque sopportabile e gestibile.

Per quanto riguarda il parto cesareo la dose di anestetico addormenta completamente dall'addome in giù, quindi potrebbe essere un po' messo un catetere perché non sarete in grado, per qualche ora, di controllare la vescica.

L'anestesia epidurale fa male?

In realtà la zona di iniezione dell'epidurale viene trattata prima con un anestetico locale quindi non si sente un vero e proprio dolore quanto un certo fastidio per l'iniezione stessa. Dopodiché non si sente più nulla e nelle persone più impressionabili forse è proprio questa sensazione di non avere alcun controllo sul proprio corpo può causare qualche problema.

Dopo è normale avere un po' di mal di schiena nella zona dove è stata praticata l'iniezione.

Come funziona l'anestesia epidurale? Guarda il video

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.