Quando ci avviciniamo al sorprendente momento dello svezzamento ci informiamo su forum, siti, libri e pediatra su quale sia la modlaità più adatta per iniziare e magari scopriamo anche che qualcuno propone l'autosvezzamento. Ma di cosa si tratta? Vediamo di capirne di più, magari potremmo decidere di abbandonare schemi e tabelle e introdurre il nostro bambino nel magico mondo dei sapori nuovi seguendo regole meno cristallizzate.
La teoria dell’autosvezzamento parte dal presupposto che fino a che il latte materno copre tutte le esigenze nutrizionali del bambino non c’è bisogno di introdurre altri alimenti e anche quando sarà arrivato il momento non bisogna attenersi a rigidi schemi di menu e calendari di introduzione degli alimenti.
Lo svezzamento inizia,s econdo le indicazioni dei pediatri, intorno al sesto mese. L'autosvezzamento, invece, prevede che sia il bambino a dettare i tempi in cui desidera assaggiare cibi diversi dal latte, quindi anche dopo i 6 mesi.
Quando si può iniziare l'autosvezzamento? Arriva il momento in cui per il bambino non è più sufficiente un’alimentazione a base di solo latte (materno o artificiale) ed è necessario introdurre gradualmente alimenti solidi e semi-solidi.
Il momento dello svezzamento è un traguardo importante per mamma e bambino: è il momento in cui si allenta il legame simbiotico consolidato con l’allattamento, è il momento in cui il bambino deve imparare a mangiare cose nuove in modo nuovo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) consiglia di aspettare fino al sesto mese di vita per avviare lo svezzamento. Spesso i pediatri invece consigliano di introdurre la frutta al quarto mese (non in sostituzione della poppata, ma in aggiunta ad essa) e poi dal quinto mese la prima pappa.
L’autosvezzamento prevede un'introduzione al cibo solido un po' diversa.
Gli elementi distintivi dell’autosvezzamento sono dunque:
L’autosvezzamento prevede che dopo il sesto mese di vita il bambino si sieda a tavola con i genitori e possa provare, in tutta libertà e autonomia, i cibi che preferisce nella quantità che preferisce. Il presupposto di base è che il bambino sia perfettamente capace di autoregolarsi sia per quanto riguarda il gusto, che gli fa preferire un alimento ad un altro, sia per quanto riguarda la quantità.
Il bambino, infatti, è saggio e competente circa i propri bisogni nutritivi e il proprio appetito.
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