gravidanza e tumore

Gravidanza e tumore

03/03/2017

Scoprire di avere un tumore in gravidanza è un incubo che che diventa realtà per una donna incinta su mille.

Il modo più efficace per affrontare un tumore durante la gravidanza è senza dubbio quello di fare una diagnosi precoce e quindi poter mettere in atto tempestivamente cure adeguate ed efficaci.

Generalmente le donne in dolce attesa scoprono di avere un tumore in una fase avanzata e ciò perché il corpo si modifica durante la gravidanza, le mammelle cambiano forma e volume ed eventuali malesseri e sintomi vengono fatti ricondurre alla gravidanza. Ma gli esperti avvertono: prestate attenzione a tutti i cambiamenti che avvengono al vostro corpo, soprattutto al seno. Il cancro alla mammella è il tumore più diffuso tra le donne e un nodulo sospetto va immediatamente riferito al medico, anche quando si è incinte.

Fino a qualche tempo fa si tendeva ad invitare la donna verso l’aborto per consentirle di sottoporsi alle cure necessarie, oggi invece alcune tecniche possono essere messe in atto senza mettere a rischio la salute del feto.

Alberto Luini, direttore della Divisione di senologia dello IEO, spiega sul sito dell’AIRC che “la quadrantectomia con biopsia del linfonodo sentinella, una tecnica sicura e innocua per il feto che si può eseguire, in gravidanza, anche in anestesia locale”.

Si può curare il cancro senza dover interrompere la gravidanza?

Partiamo dai risultati di uno studio condotto su 129 bambini di età compresa tra 1 e 3 anni che erano stati esposti a trattamenti per il cancro in epoca prenatale.

La ricerca, presentata sulle pagine del New England Journal of Medicine e condotta dall’University Hospitals di Leuven, in Belgio, ha concluso che i processi mentali e le funzioni cardiache di questi bambini si erano sviluppate normalmente se comparati con i bambini del resto della popolazione. Come ha spiegato Frederic Amant, a capo della ricerca, i risultati mostrano che la paura delle terapie oncologiche non deve essere causa dell’interruzione della gravidanza.

La maggior parte delle mamme era stata curata per leucemia o linfomi. 89 bambini erano stati esposti a chemioterapia prima della nascita, 4 a radioterapia e 7 ad entrambe le terapie, 13 ad intervento chirurgico e 14 mamme non avevano ricevuto alcun trattamento.

I ricercatori hanno scoperto che non risultava evidente nessuna differenza nello sviluppo mentale tra i bambini esposti alle terapie e quelli che non avevano ricevuto alcun trattamento.

Un risultato che ha sorpreso gli stessi ricercatori dal momento che, come spiega lo studioso

sappiamo che le sostanze chemioterapiche sono tossiche e in molti casi attraversano la barriera della placenta

I limiti di questa ricerca esistono e li evidenziano gli stessi studiosi: sono state prese in considerazione solo alcune forme di chemioterapia e ciò non garantisce, dunque, che tutti i tipi di chemio siano sicuri.

Una sperimentazione condotta in Messico tra il 1973 e il 2033 su 84 donne trattate con vari protocollò di cura (tra cui anche la chemioterapia nel primo trimestre) ha, inoltre, scoperto che tutti i feti erano sopravvissuti e che solo il 5,8% aveva avuto un difetto nello sviluppo.

Questi risultati aprirono la strada a nuovi approcci in materia di terapie a chemioterapie anche se, ancora oggi, spiegano gli esperti, si tende a non iniziare una chemioterapia prima della sedicesima settimana di gestazione e di utilizzare farmaci più sicuri come le antracicline, che stando a uno studio dell’AIRC, non aumenterebbe l’incidenza di malformazioni né ritardi nel feto.

Oggi la scienza offre alle donne in età fertile malate di tumore una importante opportunità: quella di crioconservare i propri ovuli per una gravidanza futura. Secondo le stime in Italia il 40-70% di donne sottoposte a chemioterapia ha problemi di fertilità: per loro la possibilità di congelare gli ovuli rappresenta la speranza concreta di coronare il sogno di una maternità, a patto che gli ovuli siano disponibili due settimane prima dell’inizio della chemioterapia.

Il congelamento degli ovociti è una tecnica ammessa dalla legge italiana (a differenza di quella degli embrioni) e possono ricorrervi anche le donne che al momento della crioconservazione non hanno un marito o un compagno.

E’ recente il caso di Alberta, la prima donna italiana ad essere rimasta incinta dopo un procedimento di crioconservazione dei suoi ovuli. Ma nel resto del mondo sono circa mille le persone nate da ovuli congelati.

Il sospetto continua a serpeggiare anche se non esistono studi che provino l’esistenza di un legame tra la gravidanza e lo sviluppo del tumore o di una ricaduta, anche se la ricerca prosegue nel suo incessante lavoro mettere una parola certa sulle domande relative a gravidanza e ormoni. Molti tumori alla mammella sono legati agli ormoni ma la causa principale del cancro è un’alterazione del DNA che non vengono riparate come dovrebbero.

Inoltre uno studio condotto su 1417 donne in gravidanza con precedenti di tumore alla mammella e 18.000 non incinte con la stessa diagnosi ha scoperto che le prime godevano di una riduzione del rischio di morte prematura pari al 42% rispetto alle altre. L’autore dello studio, Hatem A. Azim Jr dell’Istituto Jules Bordet in Belgio ha spiegato che la gravidanza, quindi, può essere sicura per le donne che hanno sconfitto un carcinoma mammario.

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Francesca Capriati
Giornalista
Mamma blogger
Dalla gravidanza al parto, dall'allattamento all'adolescenza: il mio spazio virtuale per condividere esperienze, difficoltà ed informazioni.